Borsa Milano chiude in rialzo, bond travolti da effetto Grecia

29 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Dopo aver toccato i minimi intraday durante la mattinata, Piazza Affari rimonta a metà seduta e chiude guadagnando più di mezzo punto percentuale. L’indice FTSEMib ha archiviato la seduta in rialzo dello 0,56%.

“È un mercato abbastanza equilibrato e senza scossoni che resta sostenuto dal QE della Banca centrale europea e scende solo se ci sono notizie veramente negative che al momento non sembrano esserci”, commenta a Reuters un operatore. “Certamente le trimestrali non sembrano promettere niente di buono e non vedo grossi motivi per comprare”, aggiunge.

L’attenzione è sempre sulla Grecia, con S&P che ha affossato ulteriormente i bond ellenici, con un giudizio sull’outlook.

Il risultato è che i rendimenti dei titoli a tre anni sono balzati al 18%, rendendo sempre più difficile il rifinanziamento dei 323 miliardi di debito. Il 5 anni si è alzato di 129 punti base al 14,65%, mentre il decennale rende ormai più dell’11%.

A Piazza Affari si mette in evidenza World Duty Free. Il titolo avanza del +8,98% favorito dalle voci di un interesse da parte della rivale svizzera Dufry a entrare nel capitale della società.

Bene gli industriali. CNH Industrial ha chiuso in rialzo del 2,9% nonostante i risultati, poco inferiori alle attese degli analisti, ma ben sotto le previsioni del piano industriale. Un trader parla di ricoperture, dopo che due giorni fa aveva scontato un po’ di debolezza sulla scia dei risultati di Caterpillar.

Seduta in denaro anche per Fiat Chrysler dopo la diffusione dei risultati, che ieri non sono riusciti a sostenere le azioni, ma con spazi di rialzo per ora limitati, secondo gli analisti.

Male invece Mps, che lascia sul terreno il 5,65%, e i petroliferi. I bancari chiudono contrastati. Bene le big come Unicredit e Intesa, vendute le popolari, con Pop Milano che scivola -2,59%.

Atene riceve moniti da più parti: Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue, sottolinea che un taglio del debito greco è fuori discussione; la Bce minaccia di non concedere altro tempo al paese. (L’istituto di Francoforte è uno dei creditori internazionali che detiene 240 miliardi di euro di debito ellenico); questo, mentre oggi è in calendario la visita del presidente del Parlamento Ue Martin Schultz ad Atene per incontrare Tsipras.

Effetto Grecia anche sui bond italiani, che sono scesi per il terzo giorno consecutivo, con i rendimenti decennali risaliti fino all’1,63% (ora sono all’1,61%, comunque in rialzo).

Ma non è solo la Grecia a spaventare i mercati; in generale nella seduta odierna l’azionario europeo riduce i guadagni che hanno permesso all’indice di riferimento di segnare il miglior inizio anno dal 1989, sulla scia anche delle notizie societarie negative, tra cui i risultati di bilancio deludenti di Gazprom e Shell, condizionati dal tonfo dei prezzi del petrolio.

Gazprom ha assistito a un crollo -37% a poco più di 7 miliardi di euro dei suoi profitti, nel periodo gennaio-settembre 2014, rispetto allo stesso periodo nel 2013, e ha sofferto anche un incremento dei debiti.

Parlando della Russia, il rublo si è indebolito per l’ennesima volta, portando la flessione da inizio anno a -12% dopo il -46% del 2014; la Borsa di Mosca denominata in dollari, ovvero l’indice RTS, ha perso -4,4% nel 2015. Per non parlare del rischio default della Russia, che continua a salire, e che oggi ha testato quota 619 punti base, al massimo dal marzo del 2009, stando ai dati CMA.

Shell in calo dopo aver reso noto che i profitti del quarto trimestre sono saliti meno di quanto atteso dal consensus.

Sul valutario, euro +0,22% a $1,1311. Dollaro/yen +0,43% a JPY 118,04; euro/yen +0,69% a JPY 133,50. Euro/franco svizzero +1,53% a CHF 1,038.

Tra le materie prime i futures scambiati negli Stati Uniti -0,31% a $44,31. Il Brent londinese +0,47% a 48,70 dollari. Oro -0,98% a $1.273,30.

In Asia, la Borsa di Shanghai ha scontato per l’ennesima volta la decisione delle autorità di regolamentazione dei mercati di prendere misure contro la speculazione. Sotto inchiesta le società di brokeraggio che prestato soldi agli investitori al fine di speculare su azioni.

Stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa Xinhua, a essere finite nel mirino sono 46 società, per le operazioni di trading a margine. Le autorità hanno precisato che si tratta comunque di controlli di routine, che non dovrebbero essere “eccessivamente interpretati”. Detto questo, l’eccessiva speculazione potrebbe rappresentare un rischio per l’economia e il sistema bancario, hanno precisato le autorità.

L’indice Shanghai Composite ha perso -1,3%, mentre Hong Kong ha fatto -1%. L’indice Nikkei della Borsa di Tokyo -1,06%. Sidney +0,30%.

Shanghai soffre così i primi tre giorni di ribassi consecutivi in tre settimane, e torna in rosso nel 2015. Attenzione inoltre al prezzo di mercato dollaro/yuan, che è scambiato a uno sconto record dell’1,93% rispetto al tasso ufficiale, avvicinandosi progressivamente al limite del peg del 2%.

A un valore di 6,2522 il rapporto di cambio è appena 40 pip distante dal costringere le autorità monetarie a intervenire, e dunque a vendere dollari e acquistare yuan.

(Lna-DaC)