Borsa Milano chiude col segno più, maglia rosa d’Europa

11 Luglio 2014, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Piazza Affari rimbalza dopo lo spavento di ieri legato alle difficoltà finanziarie della portoghese Banco Espirito Santo e performa molto meglio degli altri mercati europei grazie alla spinta propulsiva dei bancari. In chiusura il Ftse Mib segna un rialzo dello 0,62% a 20.614 punti.

Poco mossi gli altri listini europei:Francoforte e Londra segnano un rialzo dello 0,07%. Meglio fa Parigi in crescita dello 0,35%.

La borsa di Milano aveva assistito stamattina ad un buon rimbalzo dopo i ribassi di ieri per le preoccupazioni sul settore bancario sulla scia dei guai finanziari del gruppo Banco Espirito Santo. Il titolo ieri ha ceduto fino al 17% e poi è stato sospeso. Stamane il premier del Portogallo Pedro Passos Coelho e la banca centrale hanno fornito rassicurazioni per i correntisti e sull’assenza di ripercussioni sull’intero sistema bancario del paese dalla crisi di Banco Espirito Santo.

Secondo gli analisti il caso rischia di essere la punta di un iceberg: seppur piccolo, resta sempre un iceberg. E fa specie che basti così poco per gettare nel panico gli operatori. I banchieri e gestori hanno venduto bond e azioni mettendo a dura prova il rally di quest’anno delle Borse europee che si è spinto fino a luglio.

I rialzi dell’oro si stanno affievolendo e il dollaro rimane stabile sulla moneta unica in area $1,36. In calo rendimenti Btp a 10 anni a 2,88%.

Secondo l’analisi tecnica, il mercato azionario italiano risulta essere impostato al ribasso nel breve termine. Dopo un rally durato quasi due anni, il FTSE/MIB ha decisamente perso forza e, dopo aver realizzato un massimo a quota 22.590 lo scorso 10 giugno, ha invertito rapidamente la propria direzione di marcia fino a raggiungere un minimo a 21.130.

Da quel momento, poi, i prezzi hanno ripreso a salire ma senza riuscire a confermare la rottura della resistenza posta in area 21.700, costituita dalla media mobile a 25 daily. Quindi, di nuovo una velocissima discesa che ha violato nella stessa seduta sia il già citato minimo che l’importante soglia dei 21.000 punti, per poi continuare fino al recente minimo di 20.280.

Sul versante macro, in calendario c’era l’asta di Btp a medio lungo termine. La domanda è stata buona, con il Tesoro che ha superato a buoni voti il test del mercato primario. Sono stati collocati tutti i miliardi di euro previsti e i tassi sono rimasti non lontani dai minimi storici per la scadenza a 7 anni.

Tra i titoli, dominano la scena bancari e finanziari con rialzi anche nell’ordine del 3% per Popolare Milano e del 2,02% per Pop Emilia nell’ultimo giorno valido per l’aumento di capitale e dopo il taglio del target price da parte di Bnp Paribas a 9,3 euro da 10,5. Debole Unicredit, mentre Intesa Sanpaolo sale dello 0,92%.

Enel festeggia con un +1,6% l’avvio della vendita delle partecipazioni in Slovacchia e Romania e trascina Enel Green Power (+1,78%) anche sulla possibilità paventata da alcuni broker della cessione di un pacchetto da parte della controllante.

Trascurata Mediaset in calo dell’1,25%, poco mossa Fiat.

Indesit balza del 2,85% dopo l’annuncio dell’accordo tra Whirlpool e la famiglia Merloni per il passaggio del 60,4% della società con successivo lancio di un’Opa presumibilmente a 11 euro. Molto intensi i volumi. Per Banca Akros la conclusione di un accordo a 11 euro per azione “non è una grossa sorpresa”. La banca ritiene che quella di Whirlpool sarà presumibilmente un’offerta finale, considerando tra l’altro il fatto che il gruppo Usa “è considerato l’acquirente meglio disposto nei confronti del contesto italiano, dal punto di vista dei rapporti con le autorità locali e sul fronte della questione occupazionale”.

A giugno l’inflazione in Germania e’ stata pari a +0,3% su base mensile e +1,0% su base annuale, in linea con le stime preliminari.

L’azionario asiatico intanto è ben avviato per chiudere in ribasso la settimana: sarebbe la prima volta dal 9 maggio. Il costo per assicurarsi contro un default dei bond della regione è salito mentre lo yen ha confermato i guadagni e l’oro pure. Il won sudcoreano perde quota per il sesto giorno di fila. Giù anche il dollaro australiano.

L’indice MSCI di riferimento della regione Asia Pacifico, escluso il Giappone, cede lo 0,4% ed è destinato ad interrempore la serie di settimane positive più lunga da marzo 2012. Il listino Nikkei ha chiuso in ribasso dello 0,34%. L’Hang Seng ha archiviato la seduta invariato.

L’indice allargato Standard & Poor’s 500 è poco variato. I credit default swap (CDS) in Asia hanno effettuato il balzo settimanale più ampio degli ultimi quattro mesi.

Oltre mille miliardi di dollari sono fuoriusciti dal mercato azionario mondiale dopo il picco toccato il 9 luglio. Il timore è che la a Federal Reserve, consapevole che il mercato del lavoro è in ripresa, possa alzare i tassi prima del previsto.

Tra gli altri mercati, sul valutario l’euro è sostanzialmente stabile sul dollaro. All’avvio degli scambi sui mercati valutari del vecchio continente, la moneta unica viene scambiata a 1,3602 sul biglietto verde. Ieri, secondo le rilevazioni della Bce, valeva 1,3604 sul dollaro.

In ambito di commodities, le quotazioni del petrolio sono invariate in Asia a 102,91 dollari per il barile Wti e a 108,73 dollari per il Brent.