Borsa Milano -1%: ostaggio di Cina, petrolio e Fed

14 Settembre 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Piazza Affari in peggioramento, accentua i ribassi e si lascia alle spalle l’avvio positivo. Colpa dei dati deludenti provenienti dalla Cina, che non fanno altro che confermare i timori circa una frenata della seconda economia al mondo. Ma colpa anche del petrolio, dopo che l’Opec, nel suo ultimo bollettino, ha tagliato sì le stime dell’offerta, ma anche quelle della domanda, sulla scia dei timori che riguardano, in particolare, Cina e America Latina.

Il Ftse Mib ha chiuso sui minimi della sessione, -0,96% a 21.553,80 punti. Male i bancari, con Mps -2,43%, Bper -1,27%, BPM -2,34%, BP -0,73%, Intesa SanPaolo -1,33%; tra altri titoli di altri settori male soprattutto A2A -1,82%, Enel Green Power -2,05%, Mediaset -2,30%, Saipem -2,67%, Telecom Italia -3,40%, Yoox -3,25%, Saipem -2,67%. Tra i segni positivi Buzzi Unicem +1,44%, Campari +0,43%, Snam +0,18%.

Sul mercato dei titoli di stato, spread BTP-Bund a 10 anni +1,19% a 118,57 punti base.

Da segnalare che lo Stoxx Europe 600 è reduce dalla migliore settimana da luglio malgrado il segno negativo fatto registrare alla chiusura di giovedì e venerdì.

Gli ultimi dati pubblicati in Cina hanno tuttavia lanciato un allarme sulla crescita della seconda economia al mondo, mandando in subbuglio i mercati del continente asiatico. A rendere nervosi gli investitori è anche una nuova potenziale stretta contro le presunte violazioni di mercato.

La seduta in Asia è caratterizzata dalle vendite, complice anche la previsione di Fitch per un’espansione del Pil cinese del 5% e non del 7% nel periodo 2015-2020 per Pechino.

Gli investitori erano già preoccupati circa il rallentamento della crescita cinese, ma gli ultimi dati sulla produzione industriale su base annuale hanno ravvivto tali timori. Ieri le autorità cinesi hanno pubblicato i numeri sulla produzione industriale, sugli investimenti e sull’immobiliare: hanno tutti reso meno delle aspettative.

L’indice composito di Shenzhen, che è pieno di titoli tecnologici, ha perso addirittura il 6,7%. È la peggiore seduta dal 25 agosto. L’azionario cinese è così sceso ai minimi di otto mesi con Shanghai che ha ceduto il 2,7%.

Sul valutario, l’euro -0,26% rischia di sfondare la soglia di $1,13, a $1,1309. Il biglietto verde però fa fatica in attesa della riunione di politica monetaria della Federal Reserve. Dollaro/yen -0,56% a JPY 119,92. Gli investitori si chiedono se la banca centrale sarà abbastanza fiduciosa nella ripresa da alzare i tassi di interesse per la prima volta in nove anni. Euro/yen -0,84% a JPY 135,57; euro/sterlina -0,23% a GBP 0,7333, euro/franco svizzero -0,35% a CHF 1,0956.

Prezzi del petrolio sotto pressione non solo per l’Opec ma anche per le stime degli analisti, con quelli Goldman Sachs che la scorsa settimana hanno parlato di un crollo fino a quota 20 dollari al barile per i contratti Wti nel 2016. I futures cedono -1,12% a 44,13 dollari al barile. Il contratto analogo sul Brent fa -2,16% a 47,10 dollari l’oncia. Oro +0,27% a 1.106,30 dollari l’oncia, male l’argento -0,76% a $14,40.

(DaC-Lna)