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Borsa Milano -1,75%, banche perdono -3%. Grecia sotto attacco

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MILANO (WSI) – Piazza Affari ha ceduto -1,75% in area 23.610 punti sui minimi di seduta, in una giornata di forti vendite e realizzi generalizzati, anche per l’azionario europeo. Chiudono in profondo rosso anche Londra e Parigi. A Madrid l’indice Ibex 35 ha perso l’1,41% con ribassi superiori al 2% per le banche Bbva e Bankia. Maglia nera del continente Francoforte, con il Dax in calo dell’1,90% e ribassi intorno al 3,50% per Deutsche Bank e Commerzbank.

Il listino azionario tedesco paga più di tutti la corsa dell’euro, che non è una buona notizia per il settore delle esportazioni. La moneta unica si è rafforzata sul biglietto verde dopo i deludenti dati Usa su costruzioni di case e nuovi sussidi di disoccupazione, che nell’ultima settimana sono salit, sorprendendo il mercato.

All’indomani della conferenza stampa di Mario Draghi, l’attenzione degli operatori torna tutta sulla Grecia, colpita dal no del Fondo Monetario Internazionale alla riprogrammazione delle scadenze sul debito e dalla decisione di S&P di ridurre ulteriormente il rating da B- a CCC+ e di rivedere al ribasso l’outlook a negativo.

Tensioni sul mercato dei titoli di stato italiani, con i rendimenti decennali italiani che balzano di 10 punti base, all’1,36%. Lo Spread tra Btp e Bund decennali si attesta in area 130 punti base. Vendite pesanti sui bond greci, con i tassi dei titoli con scadenza nel 2017 che registrano il balzo più forte dall’apice della crisi dei debiti sovrani in Eurozona, salendo +4% circa e superando la soglia del 28%. I rendimenti decennali sono saliti fino al 13,20%, al massimo dal dicembre del 2012. Il livello è comunque ancora molto inferiore al record testato prima del processo di ristrutturazione avviano nel 2012, pari al 44,21%.

Tra i singoli titoli scambiati a Piazza Affari, dove si fanno ancora sentire i realizzi, pesanti le banche tra cui in particolare MPS e le popolari. Le azioni dell’istituto senese cedono più del 3% sotto 0,60 euro dopo che la Bce ha chiesto la chiusura anticipata dell’operazione Alexandria con Nomura. La banca senese prevede di subire una perdita da 1 miliardo di euro.

Sotto pressione il settore bancario e in particolare le popolari che vanno al tappeto. Tra gli altri titoli, cede terreno anche FCA nonostante le buone notizie relative alle vendite di auto, a marzo, in Europa. Fa dietrofront, e in maniera pesante, anche Saipem, che ritraccia -3,99% dopo i guadagni delle ultime sedute.

Unici tre titoli positivi sul paniere delle blue chip risultano Yoox (+2,94%), Exor (+0,28%) sull’onda lunga dell’Opa amichevole sull’americana Partner Re e World Duty Free (+0,10%).

Tornando al tema caldo della Grecia, le chance di un default sono aumentate al 79%, secondo i mercati dei Cds. A essere vittime di smobilizzi non sono solo i bond sovrani, ma anche i corporate bond, con le obbligazionarie bancarie che si confermano le più colpite. In particolare i bond con scadenza nel giugno del 2018 emessi da Eurobank Ergasias guidano i ribassi. Vendite anche sui bond corporate non finanziari come di Puplic Power, il fornitore di energia elettrica numero uno del paese, che scende al minimo record di 71,50 centesimi. Male anche i bond di Hellenic Telecommunications Organization, che scivolano anch’essi al valore più basso di sempre, a 87,57 centesimi.

“In assenza di profonde riforme o di ulteriori aiuti, ci aspettiamo che il debito della Grecia e altri impegni finanziari saranno insostenibili”, ha scritto S&P. I funzionari ellenici hanno provato, senza successo, a chiedere di posticipare la data in cui dovranno ripagare quasi 1 miliardo al Fmi, il prossimo 12 maggio.

Ieri Mario Draghi, dopo essere stato assalito da una donna, ha assicurato che il Quantitative Easing durerà almeno fino al 2016. La scadenza è fissata per la fine di settembre e se l’inflazione non ritornerà sui livelli desiderati del 2% il programma potrebbe essere anche esteso ulteriormente. Dopo le parole di Draghi e gli ultimi sviluppi, il mercato specula sul fatto che il piano duri meno del previsto e ciò favorisce la moneta unica.

Sul valutario, Euro +0,48% a $1,0735; dollaro/yen +0,06% a JPY 119,21. Euro/franco svizzero -0,15% a 1,0293, euro/yen +0,50% a JPY 127,93. Misterioso movimento del rapporto di cambio euro/dollaro che, all’avvio delle contrattazioni sulla borsa di Tokyo, è schizzato improvvisamente al rialzo attorno a quota 1,0743. Nei confronti della sterlina l’euro è sostanzialmente invariato a 0,7197.

Sulle materie prime i futures sul petrolio -1,86% a $55,34 al barile dopo il poderoso rally superiore a +4% della vigilia. Brent -0,96% a $62,71 il barile. Oro -0,42% a $1.197,57 l’oncia. Argento -0,45% a $16,27 l’oncia.

Tra i mercati asiatici, Borsa di Tokyo piatta, con indice Nikkei +0,08%, Hong Kong -0,11%, Sidney +0,66%, Shanghai in forte rialzo con +1,86%, Seul +0,94%. Shanghai ha testato un nuovo massimo in sette anni: si scommette sull’arrivo di nuove misure di politica monetaria espansiva, dopo la delusione per il dato relativo al Pil cinese. Indice australiano ha reagito bene alla diffusione del rapporto sull’occupazione, che ha messo in evidenza una creazione di nuovi 37.700 posti di lavoro, ben superiore a +15.000 attesi.

(Lna-DaC)