Borsa Milano +1,4%, effetto bolla Fed

19 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Ben Bernanke non stacca la spina alle misure di quantitative easing che hanno permesso allo S&P 500 di segnare un rally superiore al 150% dai minimi del 2009; decisione inaspettata, shock positivo sui mercati, acquisti scatenati su azionario, obbligazionario, oro. L’euforia sta lasciando però lo spazio a un atteggiamento sempre sulla scia dell’ottimismo, ma meno sfrenato. Ftse Mib, che in avvio era salito fino a +1,5%, scende dai massimi e segna in chiusura +1,43% a 18.059 punti.

Detto questo, gli investitori festeggiano la bolla, la maxi iniezione di liquidità sull’azionario che ha reso sempre più ampia, negli ultimi anni, la decorrelazione tra mercati e fondamentali economici.

Tra i titoli scambiati a Piazza Affari, focus su Banco Popolare (che però sale con +1,92%) e Carige, dopo il taglio del rating da parte di Moody’s. Rivisto al ribasso anche il rating di BPM. Bene anche le quotazioni di BPM, con +2%. Tra altri bancari Bper +1,58%, Mps +0,05%, Intesa SanPaolo +3,71%, Unicredit +2,62%, Ubi Banca +1,26%; altri titoli Azimut +2,83%, Mediaset -1,53%, Mediolanum +4,64%.

Ben intonati i titoli di stato: si ferma a metà strada tra 240 e 245 punti base in chiusura il premio di rendimento del Btp decennale maggio 2023 sulla controparte Bund a identica scadenza, mentre l’analogo spagnolo – in questo caso ottobre 2023 – paga 4/5 centesimi oltre il benchmark italiano.

Subito dopo le parole di Bernanke, Wall Street ha assistito a nuovi record assoluti per il Dow Jones e lo S&P 500, l’oro ha segnato la sessione migliore dal gennaio del 2009, i tassi sui Treasuries a 5 anni sono calati al ritmo più forte dal marzo del 2009. Vittima delle decisioni di Bernanke è stato il dollaro, che ha registrato la terza sessione peggiore in un anno. Rendimenti decennali Usa in calo al 2,76%, al minimo in più di un mese.
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Ma non ci sono lodi da parte della comunità di analisti e banche d’affari per il timoniere della Fed: JP Morgan lo definisce uno smidollato e l’investitore Marc Faber, avvisa che la prospettiva di un “Quantitative Easing illimitato” potrebbe essere dannosa, portando benefici soltanto al 3-5% della popolazione.

Poco chiare le prospettive dell’azionario europeo, che pur viaggia al record in cinque anni; i mercati non starebbero scontando, però, i reali rischi che incombono sull’Europa.

Italia sotto i riflettori dopo il videomessaggio di Silvio Berlusconi, che ha assicurato il sostegno all’esecutivo Letta, allontanando per ora lo spettro di una crisi di governo e dopo la decisione della Giunta di votare a favore della sua decadenza.

Altre questioni scuotono il panorama socio-economico dell’Italia: in primis, la questione dell’aumento dell’Iva, che sta portando nuove tensioni tra Pd e Pdl e che, nel caso in cui fosse sventato, potrebbe richiedere la revisione dell’Imu. Altro fattore, il fronte macroeconomico, che rimane decisamente depresso, come dimostra il dato relativo al mercato edilizio, con la produzione delle costruzioni che scende quasi -11% su base annua.

Sui mercati asiatici, la Borsa di Tokyo ha visto l’indice Nikkei balzare +1,80%, al record in due mesi; Hong Kong +1,60%, indice australiano S&P/ASX 200 +1,10% al massimo in cinque anni. Shanghai e indice coreano chiusi per festività. A guidare i rialzi soprattutto i mercati emergenti, con l’indice indonesiano di Jakarta +4,5% dopo essere salito durante la sessione fino a +7%, indice PSE Composite delle Filippine +3% e azionario indiano oltre +2%.

ALTRI MERCATI – In ambito valutario, euro +0,20% a $1,3548; dollaro/yen +1% a JPY 98,92; euro/franco svizzero invariato a CHF 1,2331. Euro/yen +1,22% a JPY 134,01.

Sui mercati delle commodities, i futures petrolio +0,30% a 108,39 dollari al barile; quotazioni oro +4,46% a $1.366.

ANALISI MERCATI DI MPS CAPITAL SERVICES

Tassi & Congiuntura: in area Euro la giornata si apre all’insegna dell’effetto sorpresa dopo la decisione Fed di mantenere inalterato il piano di acquisti. Viene così rapidamente archiviata la giornata di ieri, caratterizzata da un rialzo dei tassi dei titoli core con il Bund ritornato temporaneamente in area 2%.

Questa mattina il calo dei tassi è generalizzato e coinvolge in modo pressoché parallelo tanto i paesi core quanto i periferici. In particolare il tasso decennale Btp è tornato ai minimi da fine agosto.

Nel frattempo ieri S&P ha messo in creditwatch negativo il rating del debito portoghese dichiarando la possibilità di ridurlo nei prossimi mesi se rallenterà il processo di riforme e/o se aumenteranno le tensioni politiche interne in vista della definizione del contenuto della legge di bilancio 2014. Il decennale portoghese, benché in calo, continua questa mattina a permanere al di sopra del 7%.

Negli Usa la Fed ha sorpreso gran parte degli operatori optando per la prosecuzione del piano di acquisti, in netto contrasto con il consenso di una riduzione intorno ai 10Mld$. La ragione principale è rappresentata dalle condizioni dei mercati finanziari degli ultimi mesi che “se prolungate, potrebbero rallentare il ritmo di recupero dell’economia e del mercato del lavoro”.

Allo stesso tempo la Fed ha tenuto a sottolineare che la prosecuzione del piano di acquisti dipenderà comunque in futuro dall’evoluzione del quadro macro. L’aggiornamento delle stime del board ha evidenziato contestualmente un ridimensionamento di quelle inerenti al Pil 2013 e 2014. La maggioranza del board ha mantenuto invece inalterata la view di un primo rialzo dei tassi nel corso del 2015.

La sorpresa degli operatori è scaturita dopo la lunga preparazione all’inizio della rimozione del piano iniziata a fine maggio e che ha impattato in modo considerevole in termini soprattutto di rialzo dei tassi di mercato e di penalizzazione del comparto emergente. Oggi ovviamente si assiste ad un movimento radicalmente opposto che vede tra i principali beneficiari soprattutto i bond dei paesi emergenti. Diversi operatori hanno ora spostato l’attesa del cosiddetto tapering alla riunione del 18 dicembre.

Per le prossime settimane è lecito attendersi che il tema Fed diventerà più sfumato, a meno di sorprese anche sul fronte elezione del nuovo presidente che al momento vede favorita la Yellen, dopo il sostegno espresso da un importante senatore democratico come Charles Schumer.

Valute: dollaro in generale deprezzamento dopo la decisione a sorpresa della Fed. Questa mattina la rottura al rialzo di quota 1,35 vs euro sta portando diversi analisti a proiettare il target verso quota 1,37 pari al massimo dell’anno segnato lo scorso 1 febbraio.

Appare al momento più prudente indicare come livello di resistenza l’area 1,3550/1,36, attendendo l’ultimazione delle ricoperture conseguenti alla decisione Fed. Dopo le elezioni tedesche della prossima domenica, il focus potrebbe infatti tornare sulle tematiche inerenti all’area Euro, Portogallo e Grecia in primis.

Yen in deprezzamento vs euro durante la notte con il cambio che si è riportato sopra quota 133 avvicinandosi ai massimi raggiunti lo scorso maggio in area 134 che al momento rappresenta la fascia resistenziale più forte. Sul fronte emergente, la decisione Fed ha portato ad un apprezzamento generalizzato vs dollaro di tutte le principali valute che proprio per il timore di un tapering della Fed si erano deprezzate negli ultimi tre mesi. L’apprezzamento maggiore è stato registrato da rupia indiana ed indonesiana insieme al real brasiliano, ovvero proprio quelle tra le più penalizzate nell’ultimo periodo.

Commodity: dopo tre sedute consecutive, torna in crescita l’indice generale GSCI ER in scia alle decisione della Fed di posticipare l’inizio del tapering che veniva ormai dato per certo dalla maggior parte degli analisti. Tale decisione ha permesso a tutte le materie prime di registrare un andamento positivo nella seduta di ieri. In particolare, i metalli preziosi hanno trainato al rialzo l’indice generale, con l’oro che si è riportato ai massimi dal 2009 registrando una crescita di quasi il 5% e l’argento, miglior commodity della giornata, che guadagna oltre il 7%. Buono anche l’andamento del petrolio e specialmente del wti, che è tornato sopra quota 108$/barile. Questa mattina l’oro prosegue il rimbalzo di ieri oscillando intorno a quota 1371$/oncia; anche il greggio registra un andamento positivo sebbene più contenuto.

Azionario: In mattinata apertura in forte rialzo per i listini europei in scia all’andamento positivo di Wall Street con l’indice Dax che aggiorna nuovi massimi storici. Negli Usa giornata dei record per i listini azionari dopo che la Fed ha deciso a sorpresa di mantenere invariato il proprio piano di QE a 85 Mld$. Tutti i principali indici hanno registrato nuovi massimi storici mentre l’indice Nasdaq 100 è ritornato sui livelli del novembre 2000. Gli operatori, che ormai davano per scontato un inizio del “taper” da parte della Fed, sono rimasti sorpresi da tale decisione spingendo gli acquisti su tutti i comparti, in particolare utility e risorse di base.

Molto probabilmente il movimento è stato amplificato da operazioni di ricopertura vista la scadenza di opzioni e future prevista per domani. Il movimento al rialzo dei listini si è riflesso in marcato calo della volatilità con l’indice Vix tornato sotto la soglia del 14%, ai minimi da oltre un mese.

Sul fronte emergente, seduta in lieve calo per l’indice MSCI EM penalizzato soprattutto dall’andamento debole dei listini europei. La decisione Fed si è riflessa però in un marcato rialzo della borsa brasiliana (+2,6%) ed in mattinata anche su quelle dell’area Est Europa con la Turchia che sale di oltre il 6%. Durante la notte andamento in forte rialzo per i listini asiatici guidati da quello indiano che balza di oltre il 3%. Positivo anche il Nikkei (+1,8%) mentre sono chiusi i listini cinesi per festività.

INFORMAZIONE DI STAMPA SUI TITOLI

FIAT – L’agenzia di rating Fitch conferma il giudizio di lungo periodo “BB-” della società con outlook negativo. Inoltre FI CBM Holdings, che a conclusione dell’integrazione tra la controllata del gruppo, Fiat Industrial, e Cnh Global assumerà la denominazione sociale di Cnh Industrial, ha dichiarato di aver depositato le domande di ammissione a quotazione delle azioni ordinarie sul New York Stock Exchange e sul Mercato Telematico Azionario organizzato e gestito da Borsa Italiana.

GENERALI – La società potrebbe discutere, nel prossimo Cda previsto per il 27 settembre, della quota detenuta in Telco e dell’eventuale uscita da altre partecipazioni come dal patto di Mediobanca e da Agorà/SAVE.

KINEXIA – La società ha approvato l’avvio del progetto di quotazione della controllata Innovatec sull’indice FTSE AIM Italia.

PRYSMIAN – La società ha approvato la scissione di parte del patrimonio di Fibre Ottiche Sud, gruppo posseduto e soggetto all’attività di direzione e c ordinamento dalla compagnia. La società deterrà in questo modo la proprietà di un immobile a Milano dove costruirà la nuova sede del Gruppo Prysmian.

UBI BANCA – La società annuncia i risultati relativi al buyback dei titoli subordinati Tier2 proposto lo scorso 9 settembre. L’ammontare complessivo dei bond Callable Step-Up Floating Rate Subordinated Notes due con scadenza 2018 era di 300Mln; il valore nominale complessivo dei titoli offerti in vendita da parte degli investitori e accettati dalla banca ammonta a poco più di 70Mln€.

BANCA POP. MILANO-BANCA CARIGE – L’agenzia di rating Moody’s ha abbassato il giudizio di lungo termine sulle società rispettivamente a “B1” da “Ba3” ed a “B2” da “Ba2”.

FEDEX – La società chiude il primo trimestre dell’esercizio fiscale 2014 con un utile netto in crescita sopra alle attese a 489Mln$ dai 459Mln$ dello stesso periodo di un anno fa. Stesso andamento per i ricavi, in crescita nell’analogo periodo del 2% a 11Mld$ circa. Il gruppo ha confermato le sue attese per l’intero anno.

GENERAL MOTORS – Il Governo statunitense ha ridotto, tra maggio e settembre, la quota detenuta nella società al 7,3% del capitale, vendendo più di 110Mln di azioni del gruppo. Tali vendite ammontano complessivamente a 3,8Mld$ circa.

JP MORGAN – La società ha annunciato che pagherà 900Mln$ per porre fine alle indagini relative alle operazioni sui derivati che portarono ad una perdita netta di oltre 6Mld$.

ORACLE – La società archivia il primo trimestre dell’esercizio fiscale 2014 con ricavi in crescita leggermente sotto alle attese a 8,4Mld$ circa, registrando un aumento del 2% circa rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Stesso andamento per l’utile netto nell’analogo periodo, in crescita a 2,2Mld$ circa dai 2Mld$ circa di un anno fa. Il gruppo riduce di poco le attese per i risultati che verranno conseguiti nel secondo trimestre.