Bond, rendimenti troppo succulenti: perché è un problema

19 Settembre 2018, di Daniele Chicca

I rendimenti obbligazionari Usa decennali hanno oltrepassato la soglia del 3%, aiutati dalle speranze che la Cina adotti nuove misure di stimolo monetario nelle prossime settimane, una misura che avrebbe l’obiettivo di attutire l’impatto negativo proveniente dai dazi imposti dall’amministrazione Trump su 200 miliardi di dollari di prodotti Made in China importati in Usa.

Una manovra del genere potrebbe scatenare un’ulteriore ondata reflativa nel mondo, seppure modesta. È così che il tasso a 10 anni ha raggiunto ieri il massimo intraday di 3,04%. Come sottolinea su Bloomberg Andrew Cinko, lo Spread tra il dividendo che offre l’S&P 500 e il rendimento del T-Bond di riferimento ha raggiunto 124 punti base, il livello più alto da luglio 2011.

L’ultima volta che i Bond erano così attraenti rispetto alle Borse è iniziata una recessione

E non è un discorso che vale solo sulla scadenza a medio-lungo termine. Anche la parte a breve è sempre più attraente, con i rendimenti che scambiano sopra il 2% per i titoli a 4, 13 e 26 settimane. È la prima volta che questo fenomeno si verifica dai tempi della crisi finanziaria ed è anche l’effetto delle straordinarie misure di espansione monetaria varate dalla banca centrale.

Sul mercato primario, i titoli a 4 settimane di durata battuti all’asta nelle scorse ore hanno mostrato un rendimento medi del 2,02%, il massimo da febbraio 2008. Quanto al titolo a 2 anni (tassi al 2,79%), i rendimenti scambiano ai massimi da gennaio 2008.

Guardando al rapporto tra i rendimenti offerti dai Treasuries a due anni e l’indice allargato della Borsa Usa, si scopre che il differenziale in prospettiva clamoroso: 36 punti base. Un titolo a reddito fisso a due anni rende potenzialmente più di un investimento nell’S&P 500 (1,81%).

Ci attendono settimane difficili, ridurre esposizione Borse

Gli strategist e manager di Ambrosetti Asset Management SIM, per esempio, consigliano di essere esposti ai bond e andare corti sulle azioni. Gli alleggerimenti lato azionario sono generalizzati e, spiega il gestore, “finalizzati a ridurre il rischio complessivo del portafoglio. A livello settoriale vengono chiuse le esposizioni su Finanziari e Consumi Non Ciclici mentre restano confermate le posizioni sugli Utilities”.

A livello obbligazionario, invece, la selezione è molto diversificata “sia in termini geografici che per classi di premio al rischio”. Temporaneamente elevato il livello di liquidità, “in attesa di nuove opportunità di investimento nei mesi a venire. Rimane contenuta lesposizione valutaria extra Euro”.

Nell’ultimo report, l’AD della SIM Alessandro Allegri parla di  un mese statisticamente difficile per gli investitori che si apre con incertezza in aumento e con l’attenzione rivolta alle tensioni diplomatiche tra Stati Uniti, Turchia e Russia, ai deludenti dati sulla Cina ed al tema Italia, vero ago della bilancia sul piatto della stabilità dell’area.

“Ci attendono dunque settimane importanti probabilmente caratterizzate da qualche sorpresa negativa“. Detto questo, come sempre accade in questi frangenti, si presenteranno anche delle possibilità di guadagno. “Le flessioni, seppur poco piacevoli e temporaneamente impattanti in modo negativo, si trasformano in opportunità ed i mercati stanno continuando a rispondere in modo costruttivo alle diverse crisi e riteniamo continueranno a farlo anche nei mesi entranti”.