Blankfein (ex Goldman Sachs) benedice la guerra di dazi di Trump

15 Maggio 2019, di Mariangela Tessa

“Gli Stati Uniti potrebbero ora avvertire il dolore causata dai dazi, ma a lungo termine le tariffe feriranno la Cina”. Parola di Loyd Blankfein, l’ex CEO di Goldman Sachs, che in un tweet pubblicato ieri si schiera dalla parte di Donald Trump nella sua guerra commerciale contro Pechino e dichiara: “Le tariffe potrebbero essere uno strumento efficace di negoziazione”.

Le tensioni commerciali tra le due maggiori economie mondiali si sono intensificate nell’ultima settimana. L’amministrazione americana del presidente Donald Trump ha aumentato al 25% dal 10% le tariffe su $ 200 miliardi di beni importati dalla Cina. In risposta, Pechino si è vendicata con dazi fino al 25% su beni di valore di $ 60 miliardi che entreranno in vigore il 1 ° giugno.

In un tweet separato, Blankfein ha aggiunto:

“le tariffe potrebbero portare i consumatori americani a comprare prodotti locali o non cinesi. Anche se gli americani pagheranno un po’ più, la conseguenza è che le società cinesi perderanno ricavi. Non è una situazione fantastica, ma serve per livellare il campo di gioco”, ha detto.

Le dichiarazioni dell’ex numero di Goldman Sachs non sono condivise da Eric Robertsen, responsabile della strategia macro globale e della ricerca FX presso Standard Chartered, che, rispondendo al tweet di Blankfein, ha dichiarato:

“Penso che ci sia una semplificazione eccessiva in questo ambito. Sicuramente a breve termine, se le tariffe aumenteranno a dismisura, l’idea che ci siano vincitori e vinti in questa guerra commerciale, penso che in realtà manchi il punto: tutti perdono. Questo è il fattore chiave da un punto di vista della crescita “, ha detto mercoledì alla CNBC.

Mentre gli investitori seguono con attenzione le prossime mosse delle due potenze economiche per vedere come finirà questa battaglia che va avanti da oltre un anno, Max Baucus, ex ambasciatore americano in Cina, ha detto ieri in un’intervista alla CNBC che “le probabilità di raggiungere un accordo sono circa 50-50. Finora, il presidente Trump ha lanciato messaggi contraddittori: le cose vanno bene un giorno, male il giorno successivo. È dunque molto difficile fare previsioni”.