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Democratizzazione degli investimenti, possibile fine della leadership del dollaro, boom dei mercati privati. Sono numerosi i temi affrontati da Larry Fink, CEO di BlackRock, il più grande asset manager al mondo con oltre 11,6 trilioni di masse gestite, nella consueta lettera agli investitori. Una lettera che quest’anno offre una visione approfondita delle sfide e delle opportunità che gli investitori si trovano ad affrontare in un panorama globale in rapido cambiamento.
Il contesto difficile e l’ansia degli investitori
La lettera di Fink si apre con un riconoscimento delle preoccupazioni diffuse tra investitori e leader globali riguardo all’economia, causate da inflazione persistente, tassi di interesse in aumento e instabilità geopolitica. Ma anche protezionismo commerciale. Un mix che sta generando un livello di ansia economica senza precedenti tra clienti e investitori.
“Me lo dicono quasi tutti i clienti, quasi tutti i leader, quasi tutte le persone con cui parlo: sono più preoccupati per l’economia di quanto non lo siano mai stati nella memoria recente. Capisco perché”, ha detto Fink. “Ma abbiamo già vissuto momenti come questo. E in qualche modo, alla lunga, riusciremo a trovare una soluzione”.
Capitalismo e ruolo dei mercati privati
Fink ha poi sottolineato il ritorno del protezionismo, alimentato da politiche come i dazi imposti dagli Stati Uniti. Questo fenomeno riflette una divisione tra economie “gemelle e rovesciate,” dove la ricchezza si concentra in pochi mentre le difficoltà economiche si amplificano per molti. Un modello che, a suo dire, può essere ribaltato attraverso democratizzazione dei mercati, ovvero un modello che permetta a più risparmiatori di accedere agli investimenti in infrastrutture e altri asset privati. L’idea di fondo è che Il capitalismo ha funzionato, ma non per un numero sufficiente di persone.
“La soluzione non è abbandonare i mercati ma espanderli. Più investimenti. Più investitori. Questa è la risposta” ha suggerito Fink.
Boom degli investimenti infrastrutturali
Entrando poi nel dettaglio nelle strategie di investimento, Fink ha sottolineato che i mercati privati, che includono investimenti in infrastrutture, credito privato e immobili sono destinati a giocare un ruolo sempre più centrale nella costruzione di portafogli resilienti.
Per il numero uno di BlackRock il tradizionale portafoglio 60/40 (60% azioni e 40% obbligazioni) stia evolvendo verso una configurazione 50/30/20, dove il 20% è destinato ad asset privati. Questo cambiamento riflette la crescente domanda di diversificazione e opportunità nei mercati meno liquidi. In particolare, BlackRock sta puntando su un “boom da 68 trilioni di dollari” negli investimenti infrastrutturali privati entro il 2040, che potrebbe ridefinire il panorama finanziario globale.
“Nel corso della storia, le infrastrutture hanno favorito una sorprendente crescita economica. Tra il 1860 e il 1890, la sola costruzione di ferrovie ha incrementato il PIL degli Stati Uniti di circa il 25%9 . Un secolo dopo, le autostrade hanno fatto qualcosa di simile. Oggi ci troviamo ai margini di un’opportunità così vasta che è quasi difficile da cogliere. Entro il 2040, la domanda globale di nuovi investimenti infrastrutturali è stimata di 68.000 miliardi di dollari”.
Per cogliere questa opportunità, Blackrock ha investito 28 miliardi di dollari nell’acquisizione di Global Infrastructure Partners e HPS Investment Partners, fondi di investimento che si contrano su mercati privati, oltre a Preqin, società privata di dati sugli investimenti con sede a Londra che fornisce dati finanziari e approfondimenti sul mercato degli asset alternativi.
Dollaro e Bitcoin
Altro tema centrale della lettera agli azionisti ruota intorno al dollaro USA, che rischia di perdere lo status di valuta di riserva mondiale a favore di asset digitali come il Bitcoin. A questo proposito Fink ha spiegato che il biglietto verde ha beneficiato per decenni dello status di valuta di riserva mondiale. Tuttavia, “non è garantito che questa situazione duri per sempre”, poiché dal 1989 il debito nazionale è cresciuto a un ritmo tre volte superiore a quello del PIL, e un deficit senza freni. Due fenomeni che, se non tenuti a bada, rischiano di far perdere al dollaro il suo status di valuta di riserva mondiale a favore del Bitcoin. Uno scenario che diventa tanto più possibile se gli investitori iniziano a vedere Bitcoin come una copertura più sicura contro l’inflazione e le turbolenze economiche.