Bitcoin: scivola -20%, per Cina “non è una valuta”

5 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Quotazioni del Bitcoin in pesante calo, o forse sarebbe meglio parlare di “prezzo”, perché di colpo la Cina ha adottato una posizione apparentemente ostile disconoscendogli la natura di valuta e affermando invece che si tratta di un mero “prodotto virtuale“.

Anche se per ora Pechino ha evitato una messa al bando totale, ha messo in guardia gli utenti dai rischi che corrono commerciando col Bitcoin. Una grande banca di Wall Street ha però deciso nello stesso giorno di avviare la copertura sull’asset, fissando anche fair value e obiettivo di prezzo, parlandone come di una moneta che ha il potenziale per diventare un protagonista nell’e-commerce.

E soprattutto ha deto chiaro e tono che non può essere utilizzato come una moneta. Questo dopo che nelle ultime settimane e mesi era stata proprio la forte domanda nel mercato cinese a proiettare al rialzo le quotazioni, tanto che la Btc China è diventata la prima piattaforma in volumi di scambio su questa valuta, o “prodotto”, come dice ora la Banca centrale cinese.

La reazione degli operatori non si è fatta attendere, tanto più su una pseudo valuta che di per sé ha una spiccata tendenza alla volatilità e alle forti oscillazioni dei prezzi. Dal precedente picco di 1.240 dollari il Bitcoin cade a quota 980 dollari quando in Europa è tarda mattina, dopo un minimo a 840 dollari che corrisponde ad una flessione superiore al 20 per cento dal picco precedente, secondo i dati di un’altra piattaforma, la giapponese Mt Gox.

Le argomentazioni utilizzate dai cinesi non appaiono campate per aria. “Anche se alcuni lo chiamano ‘moneta’, (il Bitcoin) non è emesso da una autorità centrale”, e soprattutto, ha detto la Banca centrale cinese con un comunicato “non possiede gli attributi di una divisa con corso legale come la capacità di essere strumento di pagamenti”.

Quindi “in base alla sua natura, il Bitcoin è uno specifico prodotto virtuale. Non ha lo status legale di moneta e non deve essere autorizzato a circolare sul mercato come moneta”, ha concluso l’istituzione cinese. (TMNEWS)