Bitcoin, monete e valute

20 Dicembre 2017, di Francesco Melillo

I bitcoin stanno entrando con prepotenza nel linguaggio finanziario.

Ma che cosa rappresentano?

Moneta virtuale o criptovaluta: si tratta di una forma di valuta che è interamente rappresentata da una sequenza digitale.

Le monete hanno origine nel VII secolo a.C. in Lidia, dove il re Creso fece creare “l’elettro”, una lega di oro e argento.
La prima forma di scambio era il baratto, scambio di beni o servizi tra due o più persone. Il difetto di questa forma di scambio era legato alla facilità di mancanza di domanda e/o di offerta.
Per questo occorre un mezzo per scambiare beni e/o servizi a prescindere dalla presenza di domanda e di offerta: nasce la moneta.

La moneta deve avere tre caratteristiche principali:
– Unità di conto: unità di misura del valore dei beni e/o dei servizi da scambiare, così tutti i beni e/o servizi esistenti vengono misurati con le stesse unità;
– Strumento di pagamento: è possibile scambiare i beni e/o servizi in qualsiasi quantità ed in ogni periodo di tempo. Viene tutto misurato e riceve un prezzo in base alle unità di moneta necessarie per acquistarlo;
– Riserva di valore: la moneta può essere conservata e utilizzata nel futuro senza che si deteriori.

Inizialmente la riserva di valore era garantita da una riserva fisica (generalmente un metallo prezioso come l’oro o in passato anche l’argento). Nel 1944 con gli accordi di Bretton Woods nasce il Gold Exchange Standard: tutte le valute hanno un valore di cambio prefissato rispetto al dollaro che a sua volta ha un cambio fisso con l’oro.

Oggi la garanzia non è più nè un metallo prezioso, nè il cambio fisso, ma una riserva frazionaria costituita da depositi di contanti o di attività facilmente liquidabili.

Le criptovalute godono delle tre caratteristiche della moneta?

Ad oggi no, ma nemmeno le altre monete inizialmente le avevano. La capacità di diventare unità di conto e strumento di pagamento è una caratteristica che viene data nel momento in cui la comunità riconosce la riserva di valore sottostante l’aspirante moneta (virtuale).

Nel momento in cui la sua diffusione sarà tale da avere valenza di unità di conto e di strumento di pagamento, la risposta sarà si. La riserva di valore sarà data dalla garanzia offerta dalla blockchain.

La blockchain è una lista di record digitali (o block) collegati tra loro e crittografati per non essere violati.

Ogni blocco della catena contiene:

– un puntatore hash che collega al blocco precedente;

– un timestamp;

– i dati della transazione.

Questo database distribuito è collegato ad un protocollo per la convalida dei nuovi blocchi.

Una volta registrati, i dati in un blocco non possono essere retroattivamente alterati senza che non vengano modificati tutti i blocchi successivi ad esso, che necessitano di una collusione della maggioranza della rete. Ogni blocco aggiunto modifica la blockchain su tutti i nodi della rete.

Il bitcoin nasce nel 2008 come prima moneta virtuale nota, seguono Litecoin, Ethereum e tante altre, ognuna con piccole peculiarità e diversi algoritmi, ma alla base tutte hanno lo stesso concetto della blockchain.

L’inizio del riconoscimento di valore del bitcoin è iniziato da parte di un sottoinsieme di persone, quando la maggioranza la riconoscerà ed anche gli Stati e/o le banche centrali, il passaggio sarà completo. E’ uno scenario possibile e sostenibile non solo per il bitcoin, ma anche per le altre criptovalute.

La riluttanza sta in primis nella diffidenza verso la tecnologia, poi nella mancanza di controllo da parte delle autorità. Che cosa succederebbe se una banca centrale creasse una moneta virtuale? Probabilmente sarebbe più semplice la sua diffusione ed imposizione alla popolazione. Il limite del bitcoin e delle altre criptovalute è solo questo.

Non si può definire una bolla quella del bitcoin, in quanto potenzialmente il mercato di utenti è pari all’intero numero di abitanti del pianeta, pertanto la sua diffusione potrebbe anche decuplicare l’attuale valore (oggi oscilla tra i 15000 ed i 20000 dollari). La creazione di un ETF sul bitcoin quotato in USA la scorsa settimana non può che essere un elemento che ne favorisce la diffusione.  Stesso discorso vale per le altre monete. Attualmente il loro valore di mercato in alcuni casi è paragonabile a quello di grandi aziende, quindi lontano dai controvalori delle altre valute come il dollaro o l’euro. Il limite di bitcoin è fissato a 21 milioni di unità, questo rappresenta un elemento di controllo al ribasso del prezzo, perchè la limitatezza di bitcoin in circolazione ne incrementa naturalmente il valore all’aumentare della domanda.  Un rischio è la violazione del sistema di decodifica dell’algoritmo della blockchain. L’incremento delle velocità di calcolo e delle tecnologie costituiscono una minaccia alla sopravvivenza delle criptovalute nel tempo.

Vedremo cosa succederà…

Per approfondimenti visitate il blog dell’autore: BuyMarket – Finanza

 


 

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