Bitcoin in portafoglio, il rendimento può triplicare. Le simulazioni

14 Aprile 2021, di Alessandra Caparello

Mentre il prezzo del Bitcoin continua a salire segnando nuovi record, è sempre più evidente che investire nella criptovaluta è una scelta vincente. Così investire una piccola parte del proprio portafoglio in Bitcoin ne aumenta l’alpha complessivo come afferma  Christian Miccoli, Co-Founder & Co-CEO Conio che a tal proposito ha ealborato  alcune simulazioni su portafogli ipotetici con tre diversi profili di rischio/rendimento (prudente, bilanciato, aggressivo) per osservare come in diversi archi temporali la performance complessiva sarebbe variata sostituendo alla percentuale in oro una parte equivalente in bitcoin.

Investire in oro o in Bitcoin: le performance in tre diversi portafogli

Ebbene partendo da un profilo di rischio bilanciato, rappresentato da un portafoglio in cui la componente azionaria è superiore al 40% oltre a un 8,5% di corporate bond investment grade; la componente obbligazionaria governativa ammonta al 26%, l’oro a poco meno del 4%. Si tratta di un asset allocation basata su Etf che replicano le relative asset class.

Osservando quindi l’andamento degli Eft selezionati, un portafoglio così composto ha reso a tre anni il 16,70%; a un anno il 16,67%; da inizio anno il 4%. Guardando la performance della criptovaluta negli intervalli temporali considerati emergono rendimenti a tre anni a +757%, a un anno a +600% e da inizio anno a +100%. Se anziché investire in oro, quel 3,7% fosse stato esposto su bitcoin, come sarebbe variata la performance complessiva del portafoglio?

Sui tre anni la quota di oro ha inciso sulla performance complessiva per il 5% del totale, dunque la parte restante del portafoglio ha reso l’11,7%. Se il 3,7% del paniere anziché sull’oro fosse stato esposto sul bitcoin il valore di quella quota avrebbe inciso per il 31,9%. Questo implica che la performance complessiva sarebbe passata dal 16,7% (con l’oro) al 43,6% con il bitcoin: in sostanza un aumento di tre volte.

Nel caso di un portafoglio più aggressivo, con una quota di azionario superiore al 70%, la composizione è quella che segue, per cui abbiamo calcolato un rendimento a un anno del 25,1%, a tre anni del 18,9% e year to date del 5,8%.
Anche in questo caso, escludendo la componente di oro (3,9%) e sostituendola con una identica parte di bitcoin, la performance globale avrebbe subito un balzo significativo, raddoppiando su tutti e tre gli orizzonti temporali. Ovvero sarebbe stata portata year to date a sfiorare il 10%, a un anno a quota 48,8% e a tre anni oltre il 47%.

Il terzo caso è infine quello di un portafoglio molto prudente pensato per proteggere il capitale e superare l’inflazione. La quota azionaria, limitata al solo mondo occidentale, è di circa il 22% e la parte restante è allocata su obbligazioni di tipo diverso, secondo la composizione che segue.

In questo portafoglio non c’è esposizione sull’oro, pertanto immaginando di aver investito un 2% in bitcoin sottraendo in maniera proporzionale una piccola quota da ognuna delle diverse asset class, il rendimento del portafoglio prudente a un anno è del 10,43%: con il 2% di bitcoin sarebbe triplicato, al 33,6%, così come year to date, il valore sarebbe aumentato dal 2,02% al 5,9%. Infine a tre anni la performance quadruplica, passando dall’8,5% al 37,9%.

In sostanza affermano da Conio “investire nell’ambito di un portafoglio ampiamente diversificato e adeguato al proprio profilo di rischio una quota tra il 2 e il 4% in bitcoin negli ultimi tre anni sarebbe stata una mossa vincente”.