Bitcoin: dietro al boom c’è la crisi dello Zimbabwe?

24 Ottobre 2017, di Alessandra Caparello

WASHINGTON (WSI) – Continua a macinare record su record il Bitcoin che, secondo le ultime previsioni di Ronnie Moas della Standpoint Research, potrebbe raggiungere il livello di mercato dell’Apple in cinque anni salendo a 50.000 dollari nel prossimo decennio.

Moas ha sostenuto che i critici del Bitcoin sono coloro che hanno investito pesantemente in banche statunitensi che sono direttamente minacciate dalla criptovaluta.

Intanto nelle ultime ore si parla molto spesso di Bitcoin collegandolo allo Zimbabwe dove si è registrato un’impennata della domanda di valuta digitale che ha messo in luce un interessante curiosità nel commercio di Bitcoin, nonché le difficoltà economiche che il paese africano sta affrontando.

La crisi dello Zimbabwe non riesce a mandare il Bitcoin sopra quota 6.000 dollari ma ci sono due aspetti da tenere in considerazione. In primo luogo, sembra che lo Zimbabwe si trovi di nuovo di fronte a gravi preoccupazioni valutarie. Come ha scritto il quotidiano The National:

Questa volta (in Zimbabwe) il problema non è troppo denaro ma che è troppo poco. Perché la banca non può stampare direttamente dollari statunitensi – solo gli Stati Uniti possono farlo – deve fare affidamento sul contante importato.

Dopo l’iperinflazione del 2008, il paese ha adottato come propria moneta il dollaro USA ma nel paese circolano pochi biglietti verdi  cosa che ha spinto la scorsa settimana molti imprenditori in cerca di liquidità a pagare le fatture prossime alla scadenza ad acquistare Bitcoin a oltre 10.000 dollari luno mentre le quotazioni medie internazionali del momento erano intorno ai 5.600 dollari.

Con le preoccupazioni per la valuta, non sorprende che il mercato azionario sia ai massimi livelli e le persone sono in cerca di qualsiasi tipo di paradiso e il Bitcoin sta diventando un bene rifugio per queste economie in crisi. Tuttavia, la grande differenza di prezzo per la bitcoin evidenzia anche il secondo problema. Diverse giurisdizioni con regole valutarie diverse comporteranno una certa oscillazione dei prezzi. Ci sarà l’effetto a catena?