Bitcoin in caduta libera dopo chiusure e divieti in Cina

14 Settembre 2017, di Daniele Chicca

Una fase di correzione ci può anche stare dopo i balzi incredibili sopra i 5.000 dollari visti quest’anno, ma quello preoccupa del trend al ribasso di queste ultime sedute, sono i motivi da cui è scaturito e l’ampiezza dei cali (ora la quotazione vale 2.800 euro e non più 4.235 euro come a inizio mese). Ma quali sono le principali ragioni all’origine del ripiegamento pesante?

C’entrano in gran parte le ultime misure restrittive intraprese dalla Cina, ma anche le critiche rivolte dall’amministratore delegato di JP Morgan Jamie Dimon (che non è la prima volta, come si vede nel grafico sotto riportato, che con le sue parole provoca una discesa dei prezzi del Bitcoin). Dimon ha dichiarato che secondo lui il Bitcoin è “una frode” bella e buona e farà di conseguenza una “brutta fine”.

Sui mercati i ribassi iniziano a diventare pesanti (del -20, -25% dai massimi), con il prezzo del Bitcoin che è sceso sotto i 4000 dollari. Da inizio anno la valutazione della criptovaluta più popolare al mondo – di cui sembra si serva anche la Corea del Nord per aggirare le sanzioni economiche imposte contro di lei dalle Nazioni Unite – era quintuplicata, mentre nei soli ultimi tre mesi prima dei cali recenti era triplicata.

Al momento vale 3.601,40 dollari, un valore decisamente più basso dei 5.031,91 dollari del massimo di sempre toccato i primi di settembre. BTC China ha comunicato con un Tweet che chiuderà le sue operazioni di trading in Cina entro il 30 settembre. È l’effetto del giro di vite delle autorità cinesi contro i bandi e le piattaforme di scambio di Bitcoin. BTC China è una delle piattaforme di scambio principali al mondo di Bitcoin e altre criptovalute.

Le novità arrivano in un contesto di tensione e incertezza per il futuro del Bitcoin e delle sue divise virtuali cugine. Dopo aver congelato le ICO (le Initial Coin Offerings, ovvero le raccolte di fondi in criptovalute) la settimana scorsa, il governo della Cina sembra ormai intenzionato a vietare del tutto le contrattazioni di moneta digitale. Il divieto ha lasciato intendere al mercato che la Cina è pronta a mettere al bando le piattaforme di trading di Bitcoin.

In assenza di regole, però, le autorità cinesi preferiscono non prendere rischi dal momento che le monete virtuali sono sospettate di essere usate in patria come strumento per esportare capitali, un fenomeno che come sottolinea Il Sole 24 Ore “gioca contro lo yuan in un momento delicato come la vigilia del prossimo Congresso del partito comunista”.