Bilancio, primo banco di prova dell’Ue senza Londra

2 Maggio 2018, di Mariangela Tessa

Primo banco di prova della Ue senza Gran Bretagna arriva oggi con la proposta di bilancio della Commissione europea per il periodo 2021-2027. “Un bilancio a lungo termine pragmatico e moderno”, dice la nota di Bruxelles nella quale il presidente Jean Claude Juncker parla di un “momento importante per la nostra Unione. Il nuovo bilancio rappresenta l’occasione per plasmare una nuova, ambiziosa Unione a 27, con al centro il vincolo della solidarietà”.

Sotto chock per via della Brexit, i leader dell’Unione europea si sono impegnati a rinnovare il blocco per renderlo adatto alle sfide del ventitunesimo secolo. In quest’ottica – si legge in un articolo pubblicato su Politico – non c’è stata carenza di vertici, discorsi e progetti, tutti volti a rivitalizzare il progetto europeo. Ora però il momento della crisi è vicina.

La Commissione ha bollato il prossimo bilancio come una “cartina di tornasole” per l’UE post-Brexit. “Sono assolutamente convinto che il nostro obiettivo debba essere il conseguimento di un accordo prima delle elezioni del Parlamento europeo il prossimo anno” ha aggiunto Junker.

La Commissione spiega di aver scritto un bilancio a lungo termine che impegna 1.135 miliardi di euro (nei prezzi del 2018, diventano 1.279 miliardi tenendo conto dell’inflazione attesa) per il periodo 2021-2027, pari all’1,11 % del reddito nazionale lordo dell’Unione a 27 membri. “Questo livello di impegni si traduce in 1.105 miliardi di euro in termini di pagamenti (a prezzi 2018, 1.246 miliardi con l’inflazione).

Ora la palla è nel campo del Parlamento europeo e del Consiglio. Secondo Politico, il budget in questione aprirà un periodo di intensi conflitti, che sicuramente durerà mesi e potrebbe durare per anni, prima chei due organismi firmino la versione finale.

Tra le questioni più rilevanti che si pongono all’UE:

come affrontare il deficit da 12 – 13 miliardi di euro che verrà lasciato alla partenza della Gran Bretagna; se tagliare e riformare la politica agricola comune, che rappresenta circa il 38% della spesa; se rinnovare l’approccio ai finanziamenti regionali, che rappresenta circa un terzo del bilancio; e quanto spendere per nuove priorità come il controllo delle frontiere, la sicurezza e la difesa”.