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Biden, si allarga il caso dei documenti “top secret”. Cosa sta succedendo

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Si allarga il caso dei documenti “top secret” conservati negli uffici privati del presidente Usa, Joe Biden, che rischia di essersi messo nei guai con le proprie mani, commettendo lo stesso errore del predecessore Donald Trump.  Dopo le carte segrete rinvenute nei locali del Penn Biden Center, a Washington, nuovi ritrovamenti sono stati segnalati nella sua casa di Wilmington, in Delaware. Mentre la Casa Bianca ha confermato la notizia, l’inquilino della Casa Bianca si è difeso:

“Le carte top secret trovate a Wilmington non erano in mezzo alla strada, erano al sicuro, in garage dove sono le mie Corvettes”. Io e i miei avvocati stiamo cooperando pienamente con il dipartimento di Giustizia”.

“Sono state spostate per errore”, ha successivamente precisato con un comunicato uno dei suoi legali.

In entrambi i casi si tratta di “documenti con il contrassegno che indica la loro riservatezza”, risalenti all’amministrazione Obama: sarebbero quindi coperti da vincolo di segretezza del governo degli Stati Uniti. Biden non avrebbe potuto tenerli con sé in un ufficio privato dopo aver lasciato la carica di vicepresidente.

Ieri, intanto, il procuratore generale degli Stati Uniti, Merrick Garland, ha annunciato di aver incaricato un consulente speciale per indagare sulle questioni legali relative ai due ritrovamenti: è Robert Hur, procuratore di lunga esperienza che aveva avuto incarichi durante l’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump.

Biden come Trump?

Al di là di possibili ripercussioni legali, la questione è già fonte di grande imbarazzo politico per l’attuale amministrazione. Per i Repubblicani, che hanno promesso di chiedere l’impeachment di Biden su tutto, le carte tenute da vicepresidente rappresentano una “grave violazione alla sicurezza degli Stati Uniti“.

Gli avvocati di Biden hanno tuttavia specificato come i documenti siano stati restituiti spontaneamente agli Archivi Nazionali non appena ritrovati, sottolineando le differenze con il caso che riguarda Trump, quando la restituzione era stata al centro di una questione legale, sbloccata da un blitz dell’Fbi nel resort di Trump a Mar-a-Lago, Florida.

Su questo fronte, esperti legali sentiti dal Washington Post sostengono che errori nella gestione di documenti riservati siano piuttosto comuni e che siano normalmente trattati con sanzioni amministrative e non penali, salvo nei casi in cui emerga la volontà di trafugare materiale sensibile.