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Il fine settimana appena trascorso ha segnato un punto di svolta per BFF Bank, uno dei principali operatori italiani nella finanza specializzata e, in particolare, nel factoring verso la pubblica amministrazione. La comunicazione arrivata il 29 marzo 2026, a mercati chiusi, ha innescato una reazione immediata e violentissima in Borsa: nella seduta successiva il titolo ha perso oltre il 50%, portando il crollo complessivo a più dell’80% dall’inizio di febbraio e oltre il 90% rispetto ai massimi del 2024. Numeri che raccontano una crisi profonda, ma soprattutto una perdita di fiducia da parte del mercato.
L’intervento della vigilanza: cosa sta succedendo in BFF Bank
Al centro della vicenda c’è il provvedimento della Banca d’Italia, che ha deciso di affiancare al consiglio di amministrazione due commissari: Raffaele Lener e Francesco Fioretto. Non si tratta di un commissariamento vero e proprio, bensì di una misura di rafforzamento della supervisione. Il board mantiene infatti pieni poteri decisionali, ma dovrà operare sotto un monitoraggio più stringente in una fase considerata critica.
Il mandato dei commissari è chiaro: supportare il management nel risanamento del quadro operativo e contabile, con particolare attenzione al business del factoring e al sistema dei controlli interni. È proprio su questi aspetti che si concentrano i rilievi emersi durante l’ispezione di vigilanza ancora in corso. Questo elemento è fondamentale: il quadro non è ancora definitivo. Le irregolarità individuate devono essere pienamente quantificate e validate, e proprio questa incertezza contribuisce ad alimentare la volatilità del titolo.
Il nodo dei crediti deteriorati
Il punto più delicato riguarda la classificazione dei crediti. Secondo quanto emerso, la vigilanza avrebbe sollevato dubbi sull’interpretazione adottata dalla banca nel classificare alcune esposizioni nel comparto factoring. In particolare, i rischi si articolano su due fronti. Il primo riguarda il cosiddetto “effetto contagio”: se una parte di un’esposizione viene considerata deteriorata (ad esempio per ritardi nei pagamenti), potrebbe trascinare con sé l’intero credito verso lo stesso debitore. In questo caso, l’impatto potenziale è stimato fino a circa 800 milioni di euro.
Il secondo profilo di rischio riguarda invece una lettura più restrittiva delle regole che sospendono il conteggio dei giorni di arretrato. Questo potrebbe aggiungere ulteriori 500 milioni di euro di esposizioni classificate come problematiche. Nel peggiore degli scenari teorici si arriverebbe quindi a circa 1,3 miliardi di euro di crediti deteriorati aggiuntivi. Tuttavia, la stessa banca sottolinea che questi impatti non sono necessariamente cumulabili e che la cifra finale potrebbe essere significativamente inferiore.
C’è poi un elemento che attenua, almeno in parte, il rischio: si tratta di crediti verso la pubblica amministrazione. Storicamente, questo tipo di esposizione presenta una probabilità di perdita molto bassa, anche in caso di ritardi nei pagamenti. Non a caso, BFF Bank ha ribadito di mantenere solidi livelli patrimoniali, con un CET1 ratio al 14,1% a fine 2025. Resta però da capire quale sarà l’impatto sugli accantonamenti e, quindi, sugli utili futuri.
Errori contabili e ricostruzione dei dati
Accanto al tema dei crediti, emerge un secondo filone altrettanto rilevante: quello delle anomalie contabili. Già a febbraio 2026 la banca aveva comunicato una correzione significativa relativa al periodo 2019–2023, emersa con il supporto dell’advisor EY. In sostanza, circa 54 milioni di euro di incassi erano stati contabilizzati in modo errato: somme destinate al rimborso del capitale erano state registrate come interessi e commissioni. Questo ha comportato un gonfiamento dei ricavi e delle imposte versate. La correzione ha avuto un impatto negativo sul patrimonio netto di apertura del 2025 pari a 15,1 milioni di euro.
Le verifiche successive hanno però ampliato il perimetro delle analisi. La banca sta riesaminando operazioni per circa 452 milioni di euro relative al periodo 2015–2025. Su un primo campione analizzato, l’impatto negativo stimato è contenuto, ma resta il segnale di una necessità più ampia di revisione dei processi contabili. A questo si aggiunge un ulteriore elemento di incertezza: circa 400 milioni di euro di esposizioni verso enti pubblici sono oggetto di contenziosi legali, con alcune sentenze sfavorevoli (anche se non definitive). Le rettifiche stimate, per ora, sono pari a circa 70 milioni, ma potrebbero cambiare con l’evoluzione dei procedimenti.
Impatto operativo: clienti e business sotto pressione
La crisi non è solo contabile o regolamentare, ma sta già producendo effetti concreti sull’operatività commerciale. Durante la conference call con gli analisti, l’amministratore delegato Giuseppe Sica ha ammesso con chiarezza che il contesto attuale rende difficile attrarre nuova clientela. “L’attuale situazione non aiuta a farsi nuovi clienti. Non mi aspetto nuovi clienti nel primo trimestre o nel secondo trimestre, ma abbiamo qualcosa in pipeline”, ha spiegato il CEO, sottolineando come la priorità sia oggi il risanamento interno più che l’espansione del business.
È un passaggio chiave: per una banca specializzata nel factoring, la capacità di generare nuovi volumi è essenziale. Il rallentamento commerciale rischia quindi di pesare sui ricavi nei prossimi trimestri, anche se parte delle nuove operazioni potrebbe concretizzarsi nella seconda metà dell’anno. Le difficoltà sul fronte commerciale sono direttamente collegate alle criticità evidenziate dalla Banca d’Italia, che ha individuato problemi contabili potenzialmente in grado di generare “past due” aggiuntivi fino a 1,3 miliardi di euro. Un elemento che inevitabilmente incide sulla percezione di affidabilità dell’istituto da parte di clienti e controparti.
Una crisi che viene da lontano
Quanto sta accadendo oggi non nasce all’improvviso. Già nel 2024 un’ispezione della Banca d’Italia aveva evidenziato criticità, portando a richieste di riclassificazione dei crediti e all’apertura di un’indagine da parte della Procura di Milano. Dopo una fase di apparente stabilizzazione, il 2026 ha riportato tensioni forti. A febbraio è arrivata una revisione al ribasso degli obiettivi aziendali, seguita da un cambio al vertice con l’uscita dell’amministratore delegato e la nomina del nuovo CEO.
Il provvedimento di fine marzo rappresenta quindi l’ultimo capitolo di una crisi “a rate”, fatta di segnali progressivi che il mercato ha inizialmente sottovalutato e poi improvvisamente prezzato in modo drastico.
Cosa aspettarsi ora
I prossimi mesi saranno decisivi. La priorità sarà chiarire l’effettiva portata delle irregolarità, completare la revisione contabile e ristabilire la fiducia degli investitori e delle autorità di vigilanza. Sul piano formale, la Banca d’Italia ha chiesto di rinviare l’approvazione del bilancio 2025, che dovrà essere presentato entro fine aprile e approvato entro fine giugno. Un passaggio che sarà cruciale per fare chiarezza sui numeri.
Nel frattempo, il mercato resta in attesa. Le raccomandazioni degli analisti sono state riviste al ribasso o sospese, segno di un’elevata incertezza. La vera partita, però, si giocherà sulla capacità della banca di dimostrare che le criticità sono circoscritte e gestibili. Solo allora BFF Bank potrà provare a voltare pagina.