Bce “vuole bloccare risiko banche italiane”

20 Gennaio 2016, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Non usano mezzi termini gli analisti di Mediobanca Securities: la Bce sta facendo di tutto per bloccare il risiko delle banche italiane. L’istituto guidato da Mario Draghi ha inviato una ulteriore richiesta di informazione a sei banche ossia Unicredit, Mps, Banco Popolare, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Milano e Carige. A renderlo noto gli stessi istituti di credito nella tarda serata di ieri.

E forse prossimamente, come dicono gli esperti di Mediobanca Securities, la stessa richiesta potrebbe arrivare anche ad altri istituti di credito. Tra i 6, la Banca centrale Europea ha proposto un assessment sui non performing loans di Unicredit  e il gruppo ricorda che le sofferenze lorde si attestano a 50,6 miliardi, in calo di circa il 3% rispetto a dicembre 2014. E’ pari al 61,4% il tasso di copertura delle sofferenze, tra i più alti in Italia, mentre le sofferenze al netto delle riserve di conseguenza, conclude Unicredit, ammontano a 19,5 miliardi, in calo rispetto a dicembre 2014.

“Una pratica di supervisione standard” – così qualifica la richiesta di informazioni aggiuntive sui crediti deteriorati (Npl) giunta dalla Vigilanza (Ssm) della Bce, un portavoce della stessa istituzione.

Come sottolineano però gli esperti di Mediobanca Securities:

“Dubitiamo che la Bce, dopo aver passato gli ultimi 18 mesi a raccogliere dati per l’Aqr, gli stress test e la normale attività di supervisione, abbia ancora carenze di informazioni sulla qualità degli asset di ciascuna banca (…)  c’è il rischio di una potenziale ulteriore incertezza regolatoria che, proprio nel mezzo di uno scombussolamento del mercato, potrebbe essere controproducente per la stabilità del sistema”.

Il rischio, secondo gli analisti di Piazzetta Cuccia è quello di creare ulteriore incertezza a livello di regolamentazione che potrebbe dare uno scossone in maniera significativa alla stabilità del sistema bancario con gravi ripercussioni in merito al funding e alla solvency ratio, “ripercussioni non volute” che potrebbero divenire un “rilevante ostacolo” sulle trattative in corso in vista di potenziali fusioni nel settore bancario, come quella tra la Bpm e il Banco Popolare.