Bce verso il tapering. Ma in Eurozona non tutti possono permetterselo

21 Luglio 2017, di Alessandro Piu

A settembre la Bce potrebbe annunciare il programma di tapering (riduzione degli acquisti di asset) che prenderebbe poi il via a gennaio 2018. I mercati dimostrano di credere (e temere) questa possibilità. L’Italia, però, non può permetterselo.

Il presidente della Bce Mario Draghi ha ammesso, nella conferenza stampa seguita alla riunione del Comitato di politica monetaria di ieri, che dopo un lungo periodo “stiamo finalmente sperimentando una ripresa robusta”. Sta forse in quest’ultima parola la motivazione che ha spinto l’euro fino a 1,1650 contro il dollaro, su livelli mancanti quasi due anni. Perché, nel complesso, la posizione della Banca centrale europea non è diversa da quella espressa nel meeting precedente o nelle ultime settimane. Anzi, Draghi ha cercato perfino di smussare i toni: “Se lo scenario dovesse essere meno favorevole la Bce è pronta ad aumentare gli acquisti di asset in dimensione e durata”.

Non è servito. I mercati ormai sono convinti che a settembre sarà presentato il programma di tapering.

I segnali di ripresa dell’Eurozona sono tangibili e le discussioni sul tapering non sono certo una novità – commenta Sandra Holdsworth, co-manager del Kames Absolute Return Global Bond Fund -. Tuttavia, se si considera il tono della conferenza ecome si è notato nel primo trimestre di quest’anno, l’approccio è diventato più rigido e l’effettivo calcio di inizio alla rimozione degli stimoli monetari sembra ora effettivamente possibile”.

L’Europa a due velocità

Tuttavia l’Europa va a velocità diverse e se ci sono Paesi pronti per la normalizzazione della politica monetaria, come la Germania, ce ne sono altri come l’Italia che un tapering proprio non possono permetterselo. Potrebbero essere proprio questi ultimi a fermare la mano della Bce?

Secondo Jacob Vijverberg, investment manager del Team Multi Asset Group di Kames Capital “la verità è che molti Paesi di Eurolandia non sarebbero in grado di sostenere tassi di interesse più elevati. L’Italia rientra tra questi, in quanto ha bisogno di tassi a lungo termine reali bassi, tra le altre cose, per ridurre il proprio indebitamento. Ci sono due possibilità: o aumenta l’inflazione o i tassi rimangono bassi. Ora, non è plausibile un balzo dei prezzi, alla luce del tasso di disoccupazione ancora elevato in alcuni Paesi europei e la scarsa crescita dei salari, e la Bce ne è consapevole. Un inasprimento prematuro potrebbe gettare l’Eurozona in una nuova crisi del debito”.