Economia

BCE, Schnabel diventa colomba ed esclude nuovi rialzi dei tassi

Nonostante i membri del Consiglio Direttivo della BCE più falchi si stiano affannando per smorzare l’entusiasmo degli operatori di mercato circa un primo taglio dei tassi già a marzo 2024, con una riduzione di 130 punti base nel corso dell’anno alle porte, un ammorbidimento è arrivato da Isabel Schnabel, membro del Comitato Esecutivo BCE tradizionalmente più conservatrice. L’economista tedesca ha dichiarato a Reuters che, considerando il significativo calo dell’inflazione, dovuto all’inversione dei precedenti shock dal lato dell’offerta e determinato principalmente dai prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari, non sarebbe opportuno mantenere i tassi fermi fino alla metà del 2024, definendo un ulteriore aumento dei tassi “piuttosto improbabile” e spianando di fatto la strada a una politica monetaria dettata dall’Eurotower più accomodante. Strada aperta nei giorni scorsi dal governatore francese François Villeroy de Galhau, che per la prima volta aveva parlato di un possibile taglio dei tassi nel 2024.

Schnabel si è poi sbilanciata ulteriormente segnalando non solo che il dato dell’inflazione di novembre, scesa al 2,4% dal picco del 10,6% toccato 13 mesi prima, “è stata una sorpresa molto piacevole” ma, soprattutto, che l’inflazione di fondo “sta ora scendendo più rapidamente di quanto ci aspettassimo“, modificando quindi la sua posizione in seguito a tre letture consecutive dell’inflazione inaspettatamente favorevoli.
La dichiarazione di Schnabel rappresenta una svolta notevole proprio perché, nel corso dell’ultimo anno e mezzo, è stata una figura chiave nel promuovere un aumento storico dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea. Basti pensare che, solo un mese fa, Schnabel sosteneva che i rialzi dei tassi dovessero rimanere un’opzione.

Non ha però potuto esagerare troppo con l’ottimismo e staccarsi completamente dallo stormo di falchi: “nonostante questi sviluppi positivi, continuo a credere che non dobbiamo dichiarare prematuramente la vittoria sull’inflazione“, ha avvertito la banchiera, anticipando continuiamo ad aspettarci un rialzo dell’inflazione nei prossimi mesi, per effetto di alcune misure fiscali e del possibile aumento dei prezzi dell’energia. Il nostro compito rimane garantire che il processo disinflazionistico continui e che restiamo sulla buona strada verso l’obiettivo del 2%“. Schnabel ha aggiunto di “essere confidente che l’obiettivo sarà raggiunto entro il 2025” e ha confermato che: “la crescita economica è stata debole negli ultimi trimestri e si prevede che rimanga debole in questo trimestre prima di riprendersi gradualmente l’anno prossimo, grazie all’aumento dei redditi reali, che dovrebbe favorire la fiducia e i consumi. Tutto ciò dipenderà, in larga misura, dallo sviluppo del mercato del lavoro, che si è dimostrato molto resiliente. Abbiamo infatti visto che le aziende hanno mantenuto la propria forza lavoro nonostante l’indebolimento della crescita economica. Ciò è sostenibile solo se si prevede una ripresa della crescita“.

Sul tema le ha fatto eco il vicepresidente della BCE, Luis De Guindos, dichiarandosi ancora prudente sull’inflazione a causa del ritiro delle misure dei governi e dell’aumento dei salari e del costo unitario del lavoro.

L’invito di Schnabel alla prudenza sui tagli dei tassi anticipati

Quanto alle scommesse di un taglio dei tassi anticipato della BCE, Schnabel ha invece ribadito l’invito alla prudenza:

“i mercati sono fiduciosi che l’inflazione scenderà rapidamente e pertanto stanno scontando tagli anticipati e molto consistenti dei tassi per il prossimo anno, ma le Banche Centrali sono più caute, e direi che dovrebbero esserlo ancora di più. Secondo le proiezioni del nostro staff, l’attuale livello di restrizione è sufficiente a riportare l’inflazione al livello target entro metà 2025. La trasmissione funziona: la crescita dei prestiti sta rallentando, l’economia si sta indebolendo e le pressioni inflazionistiche si stanno allentando. Siamo sulla buona strada, ma attendiamo di vedere qualche ulteriore progresso per quanto riguarda l’inflazione di fondo. Rimaniamo quindi dipendenti dai dati e questa è la cosa principale”.

PEPP, confermati i reinvestimenti

In merito al piano PEPP, il programma di acquisti straordinari per l’emergenza pandemica, Schnabel ha confermato che: “il Consiglio Direttivo discuterà i reinvestimenti nell’ambito del PEPP in un futuro non troppo lontano e comunque non si è mai parlato di vendita degli asset in portafoglio”. Ad ogni modo, la fine anticipata dei reinvestimenti del PEPP, rispetto al termine indicato di fine 2024, non produrrebbe un vantaggio rilevante sull’inflazione, sempre nell’ipotesi che il carovita abbia bisogno di un ulteriore freno (il calo dovrebbe proseguire nel 2024, anche se nei prossimi mesi è atteso un rialzo per ragioni statistiche). Inoltre la chiusura anticipata del PEPP toglierebbe alla BCE una prima difesa sugli spread.

Gli eventuali “nuovi” TLTRO

Infine, circa la possibilità che la BCE introduca nuove operazioni di rifinanziamento a più lungo termine, Schabel ha infine affermato che “discuteremo le diverse opzioni disponibili per fornire liquidità alle banche, ma tale strumento dovrebbe essere diverso dalle operazioni TLTRO che sono state offerte durante la pandemia e dovrebbe essere offerto a tassi di mercato“.