Bce: riforme nei paesi indebitati ancora non si vedono

3 Agosto 2016, di Alessandra Caparello

BRUXELLES (WSI) – L’imperativo categorico nella zona euro al fine di dar nuovo slancio all’economia, rallentata dagli alti livelli di debito pubblico, è far “ripartire le riforme strutturali”.  A indicarlo è la Banca centrale europea nel bollettino economico che sarà diffuso nella giornata di domani ma già oggi arrivano alcune indiscrezioni.

L’istituto di credito europeo guidato da Mario Draghi punta il dito ancora una volta contro la lentezza dei vari Paesi della zona euro nell’attuare le tanto attese riforme. Dopo uno slancio avvenuto tra il 2011 e il 2013, ora sembra che il tutto si sia fermato.

“Nonostante alcune correzioni negli squilibri in questi ultimi anni, ulteriori riforme strutturali migliorerebbero la tenuta dei Paesi nel fronteggiare shock avversi e la loro capacità di crescita”.

Certo è che, come sottolinea la stessa Bce, “i progressi modesti, sempre sul versante delle riforme, hanno un costo molto alto”, ma le riforme si devono pur fare e Draghi tenta così di scuotere i paesi indebitati a farle, tra cui l’Italia. La ricetta per eliminare la rigidità nell’economia che consentirà di accelerare la crescita economica? La Bce non ha dubbi: il lavoro. Così una maggiore flessibilità dei livelli salariali è in grado di aumentarne la differenziazione tra diversi tipi di categorie lavorative e settori, consentendo un rialzo adeguato in comparti in crescita, “necessario per accelerare il processo di riallocazione e garantire un rapporto più efficiente tra domanda e offerta di lavoro”.

“L’eliminazione di rigidità nell’economia consentirà di accelerare la crescita economica, promuovendo occupazione e attenuando le pressioni disinflazionistiche”.