Bce, QE al via. Per JP Morgan rally bond continuerà a lungo

9 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Prende il via il piano di accomodamento monetario straordinario della Banca centrale europea, che ha incominciato a comprare bond governativi italiani e tedeschi. Stando a due fonti citate da Bloomberg, le autorità hanno anche acquistato titoli belgi e francesi.

L’annuncio ufficiale arriva con un tweet della Bce: “La Bce e le banche centrali nazionali dell’Eurosistema hanno iniziato gli acquisti nell’ambito del Public Sector Purchase Programme”. Annuncio anche da Bankitalia che rende noto che acquisterà titoli italiani per 130 miliardi di euro. Includendo le operazioni della Bce, gli acquisti di titoli di stato dell’Italia saranno di 150 miliardi circa.

Bankitalia precisa anche che gli acquisti di titoli di Stato italiani, di strumenti Abs e di obbligazioni bancarie garantite lanciati dalla Bce determineranno entro il 30 settembre 2016 una crescita del bilancio della Banca d’Italia dell’ordine del 30% rispetto al dicembre 2014.

Secondo gli ultimi dati di febbraio 2015 il totale le attività dell’istituto centrale, comprese le riserve auree, erano pari a 540 miliardi di euro. Con gli acquisti di titoli di Stato da parte della Banca d’Italia, nell’ambito del QE, “non muterà in misura significativa la natura dei rischi cui essa è esposta”.

L’istituto sottolinea che i rischi di mercato potrebbero presentarsi solo se i titoli venissero venduti prima della scadenza, e a prezzi inferiori a quelli messi a bilancio.

Negli Stati Uniti il QE ha portato inflazione, ma ci sono voluti anni prima che si vedessero risultati nell’economia reale, come ad esempio prima che si traducesse in un aumento dei salari. Più che il calo dei tassi di interesse, che si è già spinto molto oltre, sarà l’indebolimento della moneta unica a creare prospettive interessanti per l’economia della regione.

È il parere di un pool di gestori di JP Morgan. L’obiettivo del Quantitative Easing, che durerà almeno fino a settembre 2016, è quello di immettere liquidità nel mercato per interrompere la spirale della ricaduta dei prezzi e per riportare l’inflazione vicino al target Ue del 2%. Verrano comprati in gran parte titoli di Stato, ad un ritmo di 60 miliardi di euro al mese. L’intenzione di Draghi è continuare almeno per 19 mesi e comunque fino a quando l’inflazione invertirà la rotta.

L’arsenale complessivo messo in campo da Mario Draghi è di 1.140 miliardi di euro. Di tale somma l’Italia, secondo la Cgia di Mestre, dovrebbe ricevere 150 miliardi di euro. L’intervento comporta la riduzione degli interessi pagati dall’Italia sul debito pubblico.

Nel programma rientrano Abs e obbligazioni garantite. Il 12% sarà investito in titoli di istituzioni europee, ma il grosso è costituito da titoli di debito pubblico e rigorosamente sul solo mercato secondario per non violare il divieto di finanziamento monetario.

Sarà possibile acquistare anche bond sovrani con rendimento negativo, ma non al di sotto del tasso Bce sui depositi che al momento è pari a -0,20%

Sui mercati si registra un allentamento delle tensioni. Secondo Schroders tale andamento continuerà a lungo. Allo stesso tempo gli analisti sono preoccupati per i prossimi sviluppi politici in Spagna e in particolare per la crescita di popularità di Podemos, un partito di sinistra anti austerity simile a Syriza, che al contrario della Grecia tutavia non è più impegnata in un programma di aiuti esterni.

Secondo Maria Paola Toschi, market strategist in Italia per JP Morgan, invece, i rendimenti sono già scesi molto nei mesi precedenti al varo del piano. Ridurre i tassi è uno degli obiettivi principali di Draghi per “alimentare una fase di ripresa tramite il comportamento dei vari operatori che possono riprendere a investire o a consumare. Questo rende la manovra attuale un po’ più soggetta a punti interrogativi, a cominciare dai meccanismi di trasmissione all’economia reale”.

Detto questo, resta però sempre l’elemento valutario. Dopo anni in cui l’euro ha avuto un “livello assolutamente inaccettabile rispetto al contesto economico
che viveva l’Europa, c’è ora “spazio perché l’euro possa ancora indebolirsi, creando condizioni finalmente interessanti, soprattutto per le aziende esportatrici europee”.

Anche per Jonathan Sachs, client portfolio manager della banca, “l’effetto valutario sarà importante”. “Noi crediamo che si arriverà alla parità tra dollaro ed euro nei prossimi 12 mesi. Ci saranno degli esportatori importanti che trarranno vantaggio da questa svalutazione. Il grosso di questo trend è peraltro già rispecchiato nei rendimenti bassi, “che potrebbero senz’altro andare più in basso”.

Iain Stealey, responsabile delle strategie ‘Aggregate’, rileva come la domanda di Bund tedeschi sia “davvero fenomenale”. Anche se i tassi sono già arrivati a soli 35 punti base, si sono margini di ribasso ulteriore ora che la Bce comprerà 96 miliardi di euro di Bund in un anno.

Zsolt Papp, gestore senior del portafoglio clienti, sottolinea come “sicuramente il Qe farà bene anche ai mercati emergenti, perché gli investitori basati sull’Europa possono guardare anche ad altre alternative come investimento”.

Restando in tema di svalutazione della moneta unica, l’euro va verso la parità anche per gli analisti di JP Morgan. Goldman Sachs aveva previsto per prima un tale evento. Per Staley “vedremo la parità euro-dollaro nei prossimi 12-18 mesi”.

Secondo Toschi il piano di Draghi, volto a riportare l’inflazione nella zona euro, si è già tradotto invece in un’inflazione degli asset finanziari. Bisognerà vedere se si trasformerà anche in un’inflazione dei consumi o degli investimenti.

(DaC-Lna)