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Il consiglio direttivo della Banca centrale europea ha deciso oggi di ridurre di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento dell’Eurotower. Si tratta del sesto taglio operato dalla Bce negli ultimi nove mesi, tagli avvenuti in un contesto di scarsa crescita economica nell’Ue e mentre si profila lo spettro dei dazi sulle importazioni dell’UE negli Stati Uniti.
In particolare, si legge nella nota dell’istituto di Francoforte, la decisione di ridurre il tasso sui depositi presso la banca centrale, mediante il quale il Consiglio direttivo orienta la politica monetaria, scaturisce dalla valutazione aggiornata delle prospettive di inflazione, della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria.
Bce: tassi di interesse scendono
Il Consiglio direttivo ha deciso così, come da attese, di tagliare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento. Pertanto, i tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale saranno ridotti rispettivamente al 2,50%, al 2,65% e al 2,90%, con effetto dal 12 marzo 2025.
Inflazione rivista al rialzo per colpa del caro energia
Il processo disinflazionistico è ben avviato sottolinea la Bce. L’inflazione complessiva della zona euro rimane al di sotto del 3%, nonostante la ripresa negli ultimi mesi del 2024. I dati pubblicati all’inizio della settimana hanno mostrato che l’inflazione nell’Ue è scesa al 2,4% a febbraio, in calo rispetto a gennaio ma leggermente superiore alle previsioni. L’inflazione cosiddetta di fondo – che esclude i costi di cibo, energia, alcol e tabacco – e l’inflazione dei servizi sono anch’esse scese dopo essersi dimostrate stabili per diversi mesi.
Il prodotto interno lordo destagionalizzato dell’area dell’euro, invece, ha registrato un aumento dello 0,1% nel quarto trimestre, secondo l’ultima lettura dell’agenzia statistica Eurostat.
L’andamento dell’inflazione ha continuato a rispecchiare pressoché le attese dei nostri esperti e le ultime proiezioni sono strettamente in linea con le prospettive di inflazione precedenti. Gli esperti indicano ora che l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 2,3% nel 2025, all’1,9% nel 2026 e al 2,0% nel 2027. La revisione al rialzo dell’inflazione complessiva per il 2025 riflette la più vigorosa dinamica dei prezzi dell’energia. L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,2% nel 2025, al 2,0% nel 2026 e all’1,9% nel 2027. Le misure dell’inflazione di fondo suggeriscono perlopiù che l’inflazione si attesterà stabilmente intorno all’obiettivo del Consiglio direttivo del 2% a medio termine. L’inflazione interna resta elevata, principalmente perché salari e prezzi in determinati settori si stanno ancora adeguando al passato incremento dell’inflazione con considerevole ritardo. La crescita delle retribuzioni si sta però moderando secondo le attese e i profitti ne stanno parzialmente attenuando l’impatto sull’inflazione.
Politica monetaria meno restrittiva
La politica monetaria diviene sensibilmente meno restrittiva, sottolinea la Bce, poiché le riduzioni dei tassi di interesse rendono meno onerosi i nuovi prestiti a imprese e famiglie e il credito accelera.
Al tempo stesso, l’allentamento delle condizioni di finanziamento è contrastato dai passati rialzi dei tassi di interesse che si stanno ancora trasmettendo ai crediti in essere, e il volume dei prestiti resta nel complesso contenuto. L’economia fronteggia perduranti difficoltà e i nostri esperti hanno nuovamente corretto al ribasso le proiezioni di crescita: allo 0,9% per il 2025, all’1,2% per il 2026 e all’1,3% per il 2027. Le revisioni al ribasso per il 2025 e il 2026 riflettono la diminuzione delle esportazioni e la continua debolezza degli investimenti, in parte a seguito dell’elevata incertezza sulle politiche commerciali e su quelle economiche più in generale. L’aumento dei redditi reali e il graduale venir meno degli effetti dei rialzi passati dei tassi di interesse restano le principali determinanti alla base dell’atteso incremento della domanda nel corso del tempo.
Incertezza sui dazi
La decisione sui tassi della Bce arriva in un difficile contesto che vede contrapporsi da una parte il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la sua guerra commerciale e dall’altra i leader europei che cercano di aumentare la spesa per la difesa.
Le tariffe sui beni importati negli Stati Uniti dall’Europa non sono ancora state annunciate, ma sono state ripetutamente minacciate da Trump. I Paesi europei dal canto loro stanno anche cercando di aumentare i loro bilanci per la difesa e la sicurezza, dato che le relazioni tra Stati Uniti e Ucraina si sono inasprite. Un aumento della spesa per la difesa potrebbe influire su indicatori economici chiave come l’inflazione e la crescita.
Secondo gli analisti questi sviluppi geopolitici potrebbero causare più disaccordo del solito all’interno del Consiglio direttivo della BCE quando si tratterà di prendere decisioni di politica monetaria nei prossimi mesi. I funzionari sono apparsi così divisi anche sul punto in cui si trova il cosiddetto “tasso neutrale” – in cui la politica non è né stimolante né restrittiva – e se i tassi debbano scendere al di sotto di esso per favorire l’espansione economica. Incertezze che pesano sulla direzione futura dei tassi di interesse.
Moneyfarm: Bce rimane cauta
Secondo Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, “la preoccupazione più pressante è il potenziale impatto dei dazi del 25% proposti dal Presidente Trump sulle importazioni dall’Unione Europea, che potrebbero innescare una contrazione economica significativa nella regione. Inoltre, i “colloqui di pace” in corso per porre fine all’invasione russa dell’Ucraina hanno implicazioni dirette sui mercati energetici, in particolare in Europa”. “In questo contesto di incertezza geopolitica ed economica, la BCE rimane cauta, manifestando una certa riluttanza a ricorrere a tagli più drastici nel breve termine” conclude Flax.
Goldman Sachs AM: “manteniamo conviction più bassa sui tassi a breve termine”
Secondo Simon Dangoor, Head of Fixed Income Macro Strategies di Goldman Sachs Asset Management, “gli investitori devono considerare la maggiore incertezza sulle prospettive a breve termine della BCE. Manteniamo una conviction più bassa sui tassi a breve termine in Europa, data l’assenza di una chiara direzione, e preferiamo le strategie steepener, alla luce dell’aumento di emissioni per finanziare l’espansione fiscale in Germania e di un probabile incremento del premio a termine derivante da un miglioramento delle prospettive di crescita e inflazione nel medio termine”.