Bce: in Italia i maggiori squilibri, debito il più venduto dagli stranieri

23 Marzo 2017, di Mariangela Tessa

Per il quarto anno di fila, l’Italia si ritrova tra i Paesi su cui la Commissione europea rileva “squilibri macroeconomici eccessivi”. Lo riporta il Bollettino mensile della Bce sulla base dei dati della Commissione Ue, osservando che in genere, i Paesi con rischi crescenti o alti per la sostenibilità del debito sono anche quelli che superano maggiormente il valore di riferimento del 60% per il rapporto debito/pil e la cui posizione strutturale di bilancio è più lontana dagli obiettivi di medio termine.

Nel caso specifico, la distanza del debito pubblico dal valore di riferimento del Patto Ue è al pil è di 73,3 punti- al top della zona euro – ma manca dalla tabella la Grecia oggetto di un piano di salvataggio. Si ricordi che, l’economia italiana ha archiviato il 2016 con una crescita vicina all’1%, un ritmo insufficiente a stabilizzare il debito, salito al nuovo record 132,6% del Pil, nonostante un deficit in calo a 2,4%.

Sempre a proposito del debito italiano, Francoforte conferma che i dati sui deflussi netti di investimenti di portafoglio per i paesi dell’Eurozona, che considerano le vendite nette da parte di investitori esteri di titoli di debito nazionali e gli acquisti netti di attività estere da parte di investitori domestici, evidenziano che ‘le maggiori vendite nette di titoli di debito da parte di investitori esteri sono state registrate in Italia (4,1% del Pil), seguita da Germania (3,1%) e Spagna (1,8%). E’ quanto emerge dal Bollettino economico della Bce. Gli investitori esteri, invece, sono stati acquirenti netti di titoli di debito francesi (1,2% del Pil).

Tornando al Bollettino, il Consiglio direttivo della Bce:

“ha confermato la necessità di preservare il grado molto elevato di accomodamento monetario per assicurare un ritorno durevole dell’inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento senza indebito ritardo”.

Nel documento mensile si ricorda inoltre che il Consiglio ha lasciato invariati i tassi di interesse: 

“continua ad attendersi che rimangano su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo, ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività”.

Segnali positivi arrivano dalla ripresa economica. Nel quarto trimestre del 2016 il Pil in termini reali dell’area euro è salito dello 0,4 per cento sul periodo precedente, seguendo un ritmo analogo a quello del terzo trimestre, afferma la Bce. I dati più recenti, soprattutto i risultati delle indagini congiunturali, hanno accresciuto la fiducia del Consiglio direttivo nel fatto che “l’espansione economica in atto continuerà a consolidarsi e ad ampliarsi”, si legge. Tuttavia, si avverte “la crescita economica dell’area dell’euro sarebbe frenata dalla lenta attuazione delle riforme strutturali e dalle necessità di aggiustamento dei bilanci che persistono in alcuni settori”.

Le proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate a marzo dagli esperti della Bce indicano inoltre un incremento annuo del pil in termini reali dell’1,8 per cento nel 2017, dell’1,7 per cento nel 2018 e dell’1,6 per cento nel 2019. A livello globale, “si prevede che la crescita resti sostenuta, sebbene modesta in termini storici’.  L’incertezza resta tuttavia elevata a causa di numerosi fattori. Fra questi la Bce segnala ‘la messa a punto delle nuove politiche dell’amministrazione statunitense e gli effetti sull’economia del paese e le ricadute sull’attività globale riconducibili a tali politiche; la robustezza della ripresa nei paesi esportatori di materie prime; il graduale riequilibrio dell’economia cinese e le future relazioni tra il Regno Unito e l’Unione europea’.

Infine, il Consiglio direttivo della Bce “ha confermato la necessità di preservare il grado molto elevato di accomodamento monetario per assicurare un ritorno durevole dell’inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento senza indebito ritardo”.