Bce, il destino del Pepp in vista del meeting di oggi

6 Settembre 2021, di Alberto Battaglia

Alcuni analisti ritengono probabile una riduzione degli acquisti di titoli di Stato all’interno del piano straordinario Pepp (Pandemic Emergency Purchase Programme) già in occasione della prossima riunione del board Bce del 9 settembre. A sostenere questo scenario sarebbero, congiuntamente i segnali arrivati dall’economia e la risalita dell‘inflazione dell’Eurozona ad agosto.

“Alla luce degli ultimi commenti”, da parte dei membri falchi del consiglio come il tedesco Weidmann e l’austriaco Holzmann, “è probabile che la Bce indicherà nella riunione di giovedì una riduzione del ritmo di acquisti del Pepp”, ha dichiarato Pasquale Diana, economista di AcomeA SGR, nel contesto macroeconomico attuale la Bce avrebbe “un minor bisogno di supportare il mercato di quanto avesse indicato in precedenza”.

Di parere simile è Adrian Hilton, Head of Global Rates and Emerging Market Debt di Columbia Threadneedle, secondo il quale “si può prevedere una diminuzione nel ritmo degli acquisti di obbligazioni se la Bce vuole evitare di utilizzare l’intera dotazione del Pepp molto prima della data prevista per la fine del programma”. La scelta di agire già dal 9 settembre sarebbe incoraggiata dal fatto che il ritmo di acquisti era stato aumentato lo scorso marzo “in
risposta a un inasprimento indesiderato delle condizioni di finanziamento”.

Più attendista, per così dire, la visione degli analisti di Morgan Stanley: “Con un’elevata incertezza sulle prospettive, ci aspettiamo che la Bce estenda l’attuale ritmo di acquisti di Pepp nel quarto trimestre, con previsioni di crescita e inflazione riviste al rialzo”, anche se il contesto macroeconomico sopra descritto inclina i rischi “verso un rallentamento degli acquisti”.

Anche per Fabio Castaldi, Investment manager di Pictet Asset Management, dovrebbero prevalere “le colombe del direttorio (almeno nella riunione di questa settimana), dato il contesto di un potenziale aumento del rischio pandemico in autunno”. Inoltre il rialzo dell’inflazione registrato ad agosto sarà “con ogni probabilità di natura transitoria”, ha aggiunto l’esperto di Pictet, e “non rappresenta infatti un elemento che possa giustificare un cambio di rotta durante la riunione di giovedì prossimo”.

La fine del Pepp già da marzo 2022?

La differenza nelle attese degli analisti si estende anche alla possibilità, evocata dal governatore della banca centrale austriaca Holzmann, che il Pepp concluda i suoi acquisti netti già dal prossimo marzo. Per AcomeA questo sembra uno scenario “probabile”, data la difficoltà di poter trovare un accorso sulla sua estensione.

“Pensiamo che il Pepp sarà liquidato nel 22 marzo e sostituito da un APP più flessibile”, è invece il commento sul punto fornito da Morgan Stanley.

Per Columbia Threadneedle, invece, “la nuova enfasi sulla forward guidance e la permanenza del QE come parte dello strumentario politico rendono molto probabile che il PEPP venga esteso oltre marzo, anche se pensiamo sia troppo presto per la Bce annunciarlo in questa riunione”.

Su quest’ultimo punto concorda anche Pictet, anche se per altri motivi: “La fase invernale sarà sicuramente decisiva per valutare se i rischi legati alla pandemia si possano descrivere come superati e, pertanto, una valutazione circa la possibile conclusione del Pepp a marzo prossimo potrà essere fatta solo in prossimità di tale scadenza”.