Bce: gli sprechi della nuova sede fantasma

4 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Piovono polemiche sulla futura sede della Banca Centrale Europea a Francoforte. Polemiche dovute ai costi e a degli errori che hanno fatto cambiare negli anni le carte in tavola.

Spiegel riporta che nel maggio del 2010, Jean-Claude Trichet, l’allora presidente della BCE aveva mostrato orgoglioso il progetto della futura sede della banca. Un gigantesco e futuristico palazzo, 45 piani di storia, simbolo della forza della moneta europea.

Inoltre Trichet sottolineava l’importanza di mantenere la costruzione entro certi costi: “dobbiamo assicurarci di non sforare il budget“.

Sono passati tre anni e mezzo e queste parole sembrano ora appartenere ad un’altra epoca storica.

Nel quartiere di Ostend, a Francoforte, dove dovrebbe sorgere questo nuovo “monumento dell’architettura” i lavori sono ancora in alto mare. I costi iniziali, che dovevano essere di 500 milioni di euro sono stati completamente sforati e arrivano ora a toccare 1,15 miliardi di euro, con la possibilità di arrivare anche a 1,3 miliardi di euro.

Inoltre, se originariamente tutto doveva essere pronto per il 2011, ora la possibile data di apertura è la fine del 2014.

Ma la realtà dei fatti è semplice da spiegare. Il vecchio presidente Trichet, e tutto il suo staff, nel 2010 non avevano calcolato dei fattori. Come prima cosa, il budget da loro predisposto era troppo inferiore alle reali aspettative, addirittura irrealistico.

Ma soprattutto, quando era stata presentata l’idea, alcuni Paesi, Grecia e Portogallo in primis, avevano fatto notare l’inutilità di una spesa folle e inappropriata visti i tempi. Ma invece molti europei, orgogliosi della moneta unica e del fatto della possibilità di soppiantare il dollaro come moneta mondiale, spingevano per questa nuova costruzione, anche perché i soldi non mancavano.

“Sarà il simbolo dell’Unione Europea”, così si diceva. A quattro anni di distanza il grattacielo è diventato invece il simbolo dello spreco e dell’inadeguatezza.