Bce e Fed: tutti i rischi della “normalizzazione”

14 Giugno 2018, di Alberto Battaglia

L’annuncio della Bce sulla fine ufficiale del Quantitative easing potrebbe segnare l’inizio di maggiori scossoni sui mercati, che finora non hanno avuto grossi contraccolpi negativi in seguito alle intenzioni di ridurre le politiche monetarie espansive. E’ quanto afferma a MarketWatch Joel Kruger, currency strategist presso LMAX Exchange:

“Il mercato azionario globale non si è più di tanto preoccupato per le normalizzazioni delle politiche monetarie negli ultimi mesi a causa del ritmo di questo processo, che è stato piuttosto lento, sconnesso e frenato. Ma ora stiamo assistendo a una mossa più deliberata nella direzione della normalizzazione della politica. L’annuncio della Bce sulla fine ufficiale del Qe evidenzia ulteriormente questa importante realtà e potrebbe iniziare a pesare maggiormente sulle attività a rischio “.

Secondo Helen Thomas, fondatrice della società di macro-consulting BlondeMoney, il Qe europeo avrebbe avuto importanti effetti anche nei mercati azionari e obbligazionari statunitensi. “L’acquisto di titoli di stato europei e il deprezzamento dell’euro con tassi di deposito negativi hanno costretto il capitale a uscire da quella regione verso titoli statunitensi”, spiega a Marketwatch, “questa mossa avrebbe agito come una dose aggiuntiva di Qe per i mercati obbligazionari statunitensi, spingendo gli investitori verso investimenti a maggiore rendimento in azioni e obbligazioni societarie”.

 

Per quanto riguarda i dati di giornata i mercati azionari europei restano, al momento, in rialzo con un progresso dell’indice EURO STOXX Select Dividend 30 dello 0.90%, così come, dall’altra parte dell’Oceano il Dow Jones, è in crescita dello 0,38%.

 

Nel frattempo, la Fed, che ha da poco annunciato il secondo rialzo dei tassi del 2018, “potrebbe operare ancora altri due rialzi quest’anno arrivando a raggiungere un livello pari a 2,50%”, scrive Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income presso Candriam. “Può la Fed da sola rialzare i tassi d’interesse, mentre le banche centrali del resto del mondo mantengono i loro tassi a livelli storicamente bassi?”, si interroga Forest, “in tale contesto, il rally del dollaro e l’aumento dei tassi statunitensi potrebbe mettere a rischio la crescita globale. Sebbene quindi la normalizzazione monetaria dovrebbe continuare negli Stati Uniti, sarà necessario un monitoraggio attento dei verbali”, per valutare eventuali cambi di orientamento.