BCE-day: primo rialzo dei tassi in vista da oltre 10 anni, le attese degli analisti

9 Giugno 2022, di Mariangela Tessa

Cresce l’attesa dei mercati per la riunione odierna della BCE. Per la politica monetaria europea si tratta di una giornata storica, in quanto l’Istituto di Francoforte dovrebbe confermare la sua intenzione di aumentare i tassi di interesse a luglio. Una mossa necessaria per tentare di frenare l’inflazione che, lo scorso maggio, ha toccato un nuovo massimo dell’8,1% anno su anno, quattro volte superiore all’obiettivo della BCE. Gli analisti sono concordi nell’escludere che il primo aumento dei tassi sia di 50 punti base, mentre ciò non può essere escluso per il mese di settembre

Sembra ormai cosa fatta anche la fine del quantitative easing (QE) entro luglio mentre rimarrà una certa flessibilità nel cammino dei mesi successivi. La BCE presenterà anche le proprie stime trimestrali, che dovrebbero evidenziare un’inflazione di almeno il 2% per il 2024. “L’inflazione non è solo troppo alta, ma anche troppo ampia”, ha affermato la scorsa settimana Francois Villeroy de Galhau, governatore della banca centrale francese, in una conferenza a Parigi. “Ciò richiede una normalizzazione della politica monetaria – dico normalizzazione e non inasprimento”.

Ma non finisce qui. Stando alle anticipazioni stampa, Francoforte dovrebbe rafforzare il suo impegno a sostenere i mercati del debito dei paesi vulnerabili dell’eurozona in caso dovessero essere colpiti da ondate di vendite che facciano salire sensibilmente lo spread. E’ quanto ha scritto qualche giorno fa il Financial Times secondo cui la maggior parte dei 25 membri del consiglio direttivo dovrebbe dare l’ok ad una proposta che prevede la creazione, se necessario, di un nuovo programma di acquisto di obbligazioni per impedire che i costi di finanziamenti degli stati membri (Italia in testa) possano andare fuori controllo.

Bce, le attese degli analisti

Se l’aumento dei tassi di luglio è dato per scontato, la domanda chiave è quanto aggressivo sarà il cambiamento nei prossimi mesi: gli analisti sono concordi nell’escludere che il primo aumento dei tassi sia di 50 punti base, mentre ciò non può essere escluso per il mese di settembre.

“Una manciata di membri del Consiglio direttivo sono già aperti a un aumento di 50 punti base”, ha affermato Mark Wall, capo economista di Deutsche Bank “Riteniamo che la BCE stia continuando a sottovalutare l’inflazione e prevediamo che il supporto per un aumento di 50 punti base aumenterà con l’avanzare dell’estate”.

“Innanzitutto, la Banca Centrale Europea si è detta favorevole ad un approccio graduale -ha aggiunto Gergely Majoros, membro del Comitato Investimenti di Carmignac – Inoltre riteniamo che sia improbabile iniziare alzare subito i tassi dello 0,5%, per le stesse ragioni per cui la FED non ha optato per un incremento dello 0,75%. Detto questo, dati particolarmente forti sull’inflazione a giugno aumenterebbero in modo significativo la probabilità che il primo aumento dei tassi si attesti allo 0,5%. In più, gli investitori non dovrebbero escludere un aumento dello 0,5% più avanti, in particolare a dopo settembre, quando le previsioni a medio termine saranno nuovamente riviste”.

A proposito della riunione odierna, Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income di Candriam, ha scritto in una nota “Era il luglio 2011. Jean-Claude Trichet, nonostante la crisi del debito della zona euro, aveva alzato il tasso di riferimento all’1,50%. Era necessario combattere l’inflazione che si avvicinava pericolosamente alla soglia del 2,50 %. Il resto è noto, e ha traumatizzato gli investitori obbligazionari, che si sono trovati a fronteggiare la crisi dei debiti periferici e la deflazione in Europa. Undici anni dopo, è difficile non fare un confronto tra i due scenari: Christine Lagarde, che è succeduta a Mario Draghi, deve nuovamente far fronte alla difficile situazione di combattere l’inflazione preservando al contempo la stabilità finanziaria. Pur avendo continuamente rivisto al rialzo le sue stime sull’inflazione, la BCE è in ritardo.
Di fronte a una crescita annua dei prezzi superiore all’8%, sta preparando i mercati a un primo rialzo dei tassi di riferimento a luglio, che dovrebbe essere seguito da almeno altri due rialzi entro la fine dell’anno. Il tasso di deposito potrebbe quindi passare da -0,50% a +0,25%, uscendo dal territorio negativo”

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