Bce conferma tassi a 0,5%, Draghi: nuovo possibile taglio. Cambio strategia?

4 Luglio 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Come previsto resta invariato il costo del denaro nell’area euro. Il comitato di politica monetaria della Bce ha deciso di mantenere invariato ai minimi storici dello 0,5% il tasso di riferimento. Anche il tasso sui depositi rimane dov’era, allo 0%, così come gli interessi marginali (1%).

“Le aspettative sull’inflazione rimangono ancorate, la nostra politica rimane accomodante finchè sarà necessario”, ha detto il presidente Mario Draghi nella consueta conferenza stampa che inizia alle 14.30 ora italiana dopo l’annuncio sui tassi.

“I tassi di interesse dell’area euro resteranno ai livelli attuali o a un livello più basso per un periodo di tempo esteso”, la “politica monetaria resterà a lungo accomodante”, ha ribadito Draghi. Per la prima volta il numero uno di Eurotower ha fornito esplicite indicazioni sulla volontà di mantenere questa linea accomodante “per un periodo protratto, dando una guidance sul costo del denaro. Non era mai accaduto.

“Sì, si è parlato di un possibile taglio dei tassi di interesse”, ha spiegato, aggiungendo che si è deciso di lasciarli a livello corrente per il momento. Ma “I tassi di interesse chiave possono andare ancora più giù, anche il tasso sui depositi”, ha ripetuto più volte alle domande dei giornalisti, uno dei quali ha definito il momento storico, in quanto negli ultimi anni la Bce non aveva mai dato nessuna rassicurazione del genere.

Alla domanda sui derivati a cui si è esposto il Tesoro Italiano, Draghi ha risposto che “le operazioni compiute in quel periodo sono state sempre controllate dalla Commissione europea, noi abbiamo fatto tutto secondo le regole, non abbiamo mai agito facendo cose di nostra iniziativa”.

Insomma, “quelle operazioni erano state vidimate da Eurostat e non servivano ad “abbellire i conti”. Soprattutto “perché i conti erano già conosciuti”. Draghi ha tenuto a precisare che le operazioni sono avvenute nell’interesse dell’Italia e ha voluto sottolineare che sottoscrivere questo tipo di contratti è pienamente legittimo, nel momento in cui un ministero del Tesoro nazionale lo ritenga opportuno, posto che devo tutto avvenire nella massima trasparenza.

Parlando dei fondamentali dell’economia: “Le condizioni del mercato del lavoro rimangono molto deboli, guardando più avanti nel corso dell’anno la situazione sul fronte delle esportazioni dovrebbe comunque migliorare, anche grazie alla politica adottata dalle altre banche centrali a livello globale”, ha detto il banchiere, sottolineando che “l’economia dovrebbe recuperare nel corso dell’anno”. A tal proposito, “gli ultimi indicatori sulla fiducia sono in lieve miglioramento”.

Dal taglio di un quarto di punto di maggio, il consiglio direttivo non ha più imposto modifiche. Nell’Unione valutaria sono giunti segnali di possibile stabilizzazione dalle indagini sull’attività delle imprese a giugno, ma gli indicatori restano in area recessiva e la disoccupazione ha raggiunto massimi storici e continua a peggiorare. Le parole di Draghi proferite oggi lasciano la porta aperta alla possibilità di ulteriori tagli dei tassi, visto che il banchiere ha detto che i tassi rimarranno ai livelli correnti o anche a un a un livello più basso.

Intanto l’inflazione ha mostrato una flebile risalita, ma all’1,6 per centro su base annua resta ben inferiore agli obiettivi ufficiali della stessa Bce.

Vincenzo Longo di IG Markets aveva commentato, prima dell’inizio della conferenza stampa. “La recente accelerazione dell’inflazione e il miglioramento degli indici Pmi potrebbero far desistere la Bce dal promuovere nuove misure non convenzionali già oggi.Gli operatori pertanto cercheranno di carpire dalle parole di Draghi se e quando tali misure potrebbero essere implementate. Riteniamo che Draghi si riserverà di capire gli ulteriori sviluppi nell’Eurozona. Probabilmente quest’attesa potrebbe protrarsi sino alle elezioni tedesche di settembre, passaggio cruciale per gli equilibri economici della zona euro”.

È passato un anno da quando Draghi, è stato costretto dagli ultimi fatti critici a promettere di ‘fare tutto quanto in suo potere’ (“whatever it takes”) per salvare l’Eurozona dal collasso. Allora era il balzo dei tassi di interesse sui bond di Spagna e Italia a gettare nel panico l’Europa. La paura che la terza e quarta economia del blocco a 17, già in profonda crisi, fossero costrette a cercare aiuti esterni e cedere sovranità a Fmi ed Europa.

Stavolta è la crisi di governo a Lisbona a mettere nei guai il numero uno dell’istituto di Francoforte. Le dimissioni di una serie di ministri hanno creato un’instabilità politica che minaccia di compromettere il piano di salvataggio concesso al paese lusitano. Il rischio è che quella che sta combattendo la nazione sia una battaglia persa in partenza.

Dopo che i rendimenti sono saliti all’8% ieri, i mercati si aspettavano oggi dal banchiere romano un impegno forte a salvaguardia dell’economia dell’area della moneta unica. E con le sue dichiarazioni Draghi sembra aver soddisfatto gli operatori.