Bce a corto di bond, verso tapering “forzato”

21 Agosto 2017, di Alberto Battaglia

In attesa del consueto incontro dei banchieri centrali a Jackson Hole, Wyoming, atteso per giovedì, ci s’interroga su come la Bce intenda superare le difficoltà che l’attendono al varco nel suo percorso di normalizzazione della politica monetaria (o tapering). E’ l’intervento di Mario Draghi, infatti quello più atteso.

Le future scelte della politica monetaria europea, infatti, vedono contrapposte, da un lato, un’inflazione in fase di rallentamento e, ancora, al di sotto dell’obiettivo del 2%; dall’altro un mercato delle obbligazioni governative che inizia divenire insufficiente a soddisfare i parametri che regolano il piano di acquisti.

A sollecitare l’attenzione su quest’ultimo punto è un articolo del Financial Times, nel quale si ricorda come la Bce non possa acquistare oltre il 33% dei bond emessi da ciascun Paese. Tale soglia è molto vicina, in primis, nel caso dei titoli tedeschi, che esaurirebbero la propria quota acquistabile il prossimo febbraio, secondo Citigroup. A seguire ci sarebbero i bond di Portogallo, Olanda, Irlanda.

Il piano di acquisti di asset”, ha affermato Norbert Aul, strategist di Ubs, “potrebbe divenire inclinato completamente verso Francia e Italia”. Il rischio, eventualmente, non sarebbe solo di disparità fra i vari Paesi membri: da mettere in conto ci sarebbe il fatto che il calo dell’offerta dei bond disponibili potrebbero spingere la Bce a “ridurre gli stimoli troppo presto”, ammonisce Richard Turnill, global chief investment strategist di BlackRock.

Considerato che rimuovere il tetto del 33% sarebbe politicamente molto complicato, scrive il Ft, è possibile che il tapering della Bce possa procedere anche in condizioni di inflazione non allineata ai target. Nel corso del 2018, sostiene il consenso Bloomberg, l’indice dei prezzi al consumo dell’Eurozona dovrebbe attestarsi all’1,4%.