Bankitalia: italiani meno pessimisti sul futuro, ma consumi non ripartono

7 Settembre 2021, di Mariangela Tessa

Gli italiani sono meno pessimisti sul futuro ma i consumi rimangono al palo secondo Bankitalia. Le famiglie italiane si scrollano di dosso una parte del pessimismo legato alla crisi economica, causato dalla pandemia e guardano al futuro con maggiore ottimismo. Lo rileva la Banca d’Italia nell’ultimo numero dell’Indagine Straordinaria sulle Famiglie italiane da cui emerge che, nel nel mese di aprile, le attese delle famiglie sulla situazione economica generale e sul mercato del lavoro a un anno sono migliorate.

In particolare, il saldo delle risposte relative alle prospettive generali dell’Italia, pur restando negativo, è fortemente aumentato: la percentuale di famiglie che si attende un peggioramento del quadro generale nei successivi dodici mesi è diminuita di 8 punti percentuali, portandosi al 38%, il valore più basso dall’avvio della rilevazione nella primavera del 2020.

Ancora ad aprile però il 30% dichiara di aver percepito nell’ultimo mese un reddito più basso rispetto a prima dello scoppio della pandemia, ma oltre il 70% dei nuclei si attende per il 2021 un reddito in linea con il 2020.

Le interviste a un campione di 2.500 nuclei familiari risalgono alla tarda primavera (fine aprile) e si confrontano con le risposte della precedente indagine, effettuata tra fine febbraio e inizio marzo, sullo stesso campione.

Bankitalia, i consumi non ripartono

Dalla nuova indagine, che non fotografa però i mesi estivi, non appaiono segnali di netta ripresa dei consumi: è ancora elevata infatti (80% come nella rilevazione precedente) la quota di famiglie che dichiarano di aver ridotto le spese per servizi di alberghi, bar e ristoranti e di aver fatto meno frequentemente acquisti in negozi di abbigliamento rispetto al periodo precedente la pandemia.

Oltre i due terzi delle famiglie dichiarano poi che avrebbero mantenuto invariate le spese per beni non durevoli e servizi nei successivi tre mesi, un quarto le avrebbe ridotte.

Il saldo negativo tra risposte in aumento e in diminuzione è più pronunciato per i nuclei che tra marzo e aprile hanno percepito un reddito più basso rispetto a prima della pandemia e che hanno più difficoltà a fronteggiare le spese mensili; il calo dei consumi riguarderebbe però anche parte di coloro che si aspettano un incremento di reddito nel 2021.