Bankitalia: è boom voluntary disclosure, PA poco collaborativa

7 Luglio 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Circa 10mila in più rispetto al 2014 le segnalazioni di operazioni sospette connesse alla voluntary disclosure effettuate solamente nella prima parte del 2016. A renderlo noto l’Uif, l’unità di informazione finanziaria di Bankitalia, che lavora per la prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, attraverso la segnalazione di operazioni sospette sui flussi finanziari trasmesse da intermediari finanziari, professioni e altri operatori.

Il direttore della Uif Claudio Clemente, nel presentare il Rapporto 2015 sull’attività svolta dall’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia ha reso noto che, nel campo degli illeciti fiscali, le numerose segnalazioni connesse alla voluntary disclosure, oltre 7.000 nel 2015 e oltre 10.000 nella prima parte del 2016, “fanno emergere in alcuni casi sospetti di reati esclusi dal beneficio della non punibilità”.

“Le operazioni sospette che, almeno apparentemente, si riferiscono a reati fiscali sono quelle più ricorrentemente portate all’attenzione dell’Unità. Nel 2015 la dimensione del fenomeno si è molto accresciuta per effetto delle segnalazioni collegate alla regolarizzazione volontaria dei capitali (Voluntary Disclosure). In un numero non elevato di casi si è avuto motivo di sospettare l’esistenza di reati esclusi dal beneficio della non punibilità; il complesso dei dati acquisiti rappresenta un’importante documentazione su metodi, corridoi e destinazioni dei fondi derivanti dall’evasione che rafforzerà la capacità di contrasto e prevenzione”.

La “collaborazione volontaria” anche conosciuta come voluntary disclosure è lo strumento che permette a coloro che detengono illecitamente patrimoni all’estero di regolarizzare la propria posizione denunciando spontaneamente all’Amministrazione finanziaria la violazione degli obblighi di monitoraggio. Nel suo rapporto l’Uif ha reso noto come siano in crescita le segnalazioni di professionisti e operatori non finanziari.

“Un trend che testimonia la maggiore consapevolezza degli operatori sui rischi di compromissione e la loro intenzione di elevare i presidi (…) le segnalazioni di operazioni sospette possono contribuire a individuare gli “affari” della criminalità. Ecco perché incrementare tale contributo è uno dei principali obiettivi strategici su cui l’Unità sta investendo”.

“Critica” tuttavia la collaborazione da parte degli uffici della Pubblica amministrazione con appena 21 segnalazioni nel 2015 e 7 nel primo semestre 2016 e tutto ciò nonostante “l’emanazione nel settembre 2015 di specifici indicatori di anomalia e criteri organizzativi per agevolare l’intercettazione delle operazioni sospette”.

“Lascia perplessi che un osservatorio privilegiato come la pubblica amministrazione non colga l’opportunità di partecipare al sistema di prevenzione e contrasto”.

Bankitalia conferma anche la piaga della corruzione in Italia:

La corruzione costituisce “uno dei fenomeni illeciti più allarmanti e pericolosi cui è esposta l’Italia” e “il contrasto, anche sul piano finanziario, alla criminalità organizzata, alla corruzione, all’evasione fiscale, si conferma una priorità nazionale”.