Bankitalia, ai dirigenti carta di credito da 10 mila euro per pranzi, libri e benzina

15 Ottobre 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – La polemica del Partito democratico sullo stipendio del governatore della Banca d’Italia potrebbe essere alimentata dall’ultimo appalto di via Nazionale. I parlamentari Pd di rito renziano nei giorni scorsi hanno chiesto a Ignazio Visco di tagliarsi lo stipendio, fissato a 495mila euro.

E quando scopriranno che lo stesso governatore sta per mettere in tasca ai dirigenti di Bankitalia carte di credito «aziendali» per spendere, più o meno liberamente, fino a 10.000 euro al mese a testa, andranno senza dubbio su tutte le furie. L’indignazione democrat, ispirata alla lotta anti casta e alla rottamazione targata Matteo Renzi, salirà alle stelle.

La novità sulle spese con carta di credito assicurate agli sceriffi della vigilanza bancaria spunta dai documenti relativi a una gara indetta da palazzo Koch. L’istituto centrale cerca un fornitore, appunto, per carte aziendali: fino a 1.000 tessere, rivela il bando. Il valore dell’appalto è modesto, circa 125mila euro per sei anni. Sono altre, in effetti, le cifre di rilevo contenute nel «disciplinare di gara», destinato a scatenare la furia del Pd.

Andiamo con ordine. Le carte, come accennato, saranno al massimo 1.000 e sono per dirigenti e funzionari di Bankitalia. «Il massimale mensile di spesa è pari a euro 7.500» si legge ancora nei documenti, mentre «per un numero limitato di carte (circa 50) il massimale è pari a 10.000».

Calcolatrice alla mano, vuol dire che la carta standard consente di spendere 90.000 euro l’anno; la carta top, riservata all’altissima dirigenza, ben 120.000. Ad assicurarsela, probabilmente, oltre a Visco, saranno tutti gli altri membri del direttorio: il dg Salvatore Rossi (stipendio annuo 450.000 euro) e i suoi tre vice Fabio Panetta, Luigi Federico Signorini e Valeria Sannucci (stipendio annuo 315.000 euro).

In totale, il (teorico) plafond di spesa delle carte di credito di palazzo Koch sarà di oltre 90 milioni di euro (85,5 milioni per le carte base, 6 milioni per le 50 top). Una cifra non irrilevante sul bilancio di via Nazionale. Tanto per capire di che si tratta, Bankitalia (i dati sono relativi al 2013) ha quasi 7.000 dipendenti e paga stipendi per complessivi 599 milioni di euro.

Ma cosa possono acquistare i dirigenti di Bankitalia a cui sarà assegnata una carta «aziendale»? Le spese (di servizio) ammesse sono elencate negli stessi documenti relativi all’appalto per la fornitura delle tessere di plastica.

Sono divise in quattro categorie: «a) spese di rappresentanza (colazioni di lavoro, piccole consumazioni), con esclusione di quelle alberghiere e di viaggio; b) spese per l’acquisto di carburante o comunque connesse con la gestione dei veicoli aziendali in itinere; c) acquisto di libri e pubblicazioni, anche via rete; d) spese per l’acquisto di beni durevoli e di consumo di valore contenuto».

Facciamo un esempio: se si prende in considerazione la carta con tetto di spesa da 10.000 euro, significa che un dirigente avrà a disposizione (considerando 26 giorni al mese) quasi 400 euro giornalieri per caffè, pranzo, benzina, giornali, libri e poco altro. Come direbbe Carlo Verdone: «Abbastano».

LA REPLICA DI BANKITALIA E IL SOSPETTO DI LIBERO (“INTEGRAZIONI SURRETTIZIE DI STIPENDIO?”)

Salvatore Rossi – Direttore generale Bankitalia su Libero Quotidiano

Caro Direttore, Le scrivo a proposito dell’articolo di De Dominicis “Carte da 10.000 euro al mese a Bankitalia”, pubblicato oggi su Libero. Il Suo giornale ogni tanto ci fa le pulci andando a guardare sul nostro sito le notizie sui bandi da gara che indiciamo. Benissimo, è una delle funzioni della libera stampa. Non solo non me ne dolgo, ma vi ringrazio, ci siete di sprone a moltiplicare attenzioni e cautele, che non sono mai abbastanza in queste cose.

Tuttavia l’articolo odierno mi pare il frutto di un equivoco, che vorrei provare a chiarire. È vero che mettiamo a gara un servizio di carte di credito “aziendali” per alcuni nostri dipendenti. Ma si tratta del rinnovo di alcune carte già in essere, che servono a pagare spese (in media 200.000 euro l’anno complessivamente, non i 90 milioni calcolati nell’articolo) in larga prevalenza del tipo: carburante per le scorte valori, acquisto di stampanti, e cose simili.

L’equivoco sta nel fatto che se Banca d’Italia dà a un dipendente una carta di credito con un massimale di 10.000 euro non gli sta anche dando carta bianca perché se li spenda tutti a piacimento, in aggiunta a quanto altrimenti spenderebbe. Ogni spesa per compiti di lavoro, anche la più minuta, deve essere giustificata e autorizzata separatamente, che si usi o no la carta di credito, la quale non aggiunge nulla alle spese complessive. Naturalmente tutto questo sta scritto nei nostri regolamenti interni, non avrebbe avuto senso riportarlo nel bando di gara. La ringrazio per l’attenzione che vorrà riservare a questa mia.

(f.d.d. per Libero Quotidiano) Non c’era l’intenzione di far credere ai nostri lettori che dietro le carte di credito si celino surrettizie integrazioni di stipendio ai dirigenti della Banca d’Italia. Quello che il dottor Rossi puntualizza – che il plafond totale da 90 milioni di euro è solo teorico e che le spese rimborsate sono di servizio – era già scritto nell’articolo. Ringrazio, pertanto, per l’attenzione prestata e per la (non dovuta) conferma della notizia.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Libero Quotidiano – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

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