Economia

Bancomat, slittano sanzioni per commercianti e professionisti senza Pos

Questa notizia è stata scritta più di un anno fa old news

Rinviate di un anno, a gennaio 2023 per la precisione, le sanzioni a negozianti, professionisti che rifiutano i pagamenti via bancomat o carta di credito. È quanto si legge nella norma che è la conversione in legge del decreto Recovery, nella Gazzetta Ufficiale del 29 dicembre 2021. Le sanzioni restano di 30 euro, a cui va aggiunto il 4 per cento del valore della transazione.

Si applicano a tutti coloro che già dovrebbero accettare carta e bancomat con un pos. Ossia chiunque offre prodotti e servizi al pubblico. Esercenti quindi, ma anche professionisti come medici, avvocati, tassisti eccetera.

La norma in questione si aggiungerebbe alla stretta all’utilizzo del denaro contante nelle transazioni commerciali che si aggiungerebbe alla riduzione del limite ai pagamenti in contanti, già disposta a partire al 1° gennaio 2022, a € 999,99.

I dubbi sulla norma per il Bancomat

Dopo l’ennesimo rinvio, ci si chiede se la norma sulle sanzioni entrerà mai in vigore. In un anno, fanno notare alcuni osservatori, può succedere di tutto: come un ulteriore rinvio. Dati i precedenti non sarebbe una sorpresa.

L’obbligo del Pos c’è già dal 2012 ma senza sanzioni. L’utente che si vede rifiutata la carta di credito o il bancomat ha il diritto di non pagare fino a quando la contro parte non avesse abbia accettato il pagamento elettronico. Per anni si sono succeduti tentativi di applicare sanzioni. Il governo Draghi sembrava il primo a riuscirci, per di più aumentando le sanzioni con il 4% del valore del pagamento, ma ora i dubbi sulle sanzioni si riaffacciano.

“Saranno di difficile applicazione”, ha spiegato il commercialista esperto di digitale Salvatore De Benedictis, sentito dalla Repubblica. “Il cittadino è chiamato a denunciare l’esercente che rifiuta il Pos e poi, si legge, servirà una ispezione dalle forze dell’ordine – continua. E non sarà facile data l’infinita varietà dei casi di rifiuto: l’esercente potrebbe avere il pos ma dire al consumatore che non funziona o che non c’è linea, ad esempio. E a un controllo della polizia sostenere che il problema si è nel frattempo risolto. In questi casi sarebbe impossibile accertare l’irregolarità”.