Banchiere centrale ammette: valute non contano

25 Gennaio 2018, di Daniele Chicca

Chi voleva ottenere la prova che la vera strategia delle banche centrali del mondo è quella di svalutare la propria moneta con l’obiettivo di mantenere intatta la bolla dell’obbligazionario, ha avuto una conferma dalle ultime dichiarazioni di Haruhiko Kuroda.

Anche se l’attenzione di mercato è sulla prima riunione di politica monetaria dell’anno di un altro banchiere centrale, Mario Draghi della Bce, è in Giappone che sono arrivate le novità più interessanti in ambito monetario. Nella sua conferenza stampa, il presidente della Banca del Giappone ha ribadito che eventuali modifiche ai programmi di acquisto dei Bond non implicano un cambiamento anche della strategia monetaria.

L’obiettivo primario del banchiere centrale nipponico rimane lo stato della curva dei rendimenti dei bond governativi e non l’ammontare di titoli comprati. Kuroda ha aggiunto che le oscillazioni dello yen viste di recente sono dovute più che altro alla debolezza del dollaro, in particolare nei confronti dell’euro, che oggi ha superato anche $1,25, portandosi ai massimi da settembre 2014.

Detta in altri termini, per quanto riguarda il presidente della Banca del Giappone, non importa quanto denaro viene stampato: quello che conta è il livello al quale scambiano i rendimenti dei titoli di Stato. Questo perché una volta che l’inflazione torna ad accelerare e i prezzi dei Bond incominciano a scendere, la bolla del debito rischia di scoppiare.

Sul mercato secondario, il trend al ribasso dei rendimenti di Bund e Treasuries Usa si è interrotto (vedi grafico sotto). I rendimenti decennali dei titoli di Stato tedeschi decennali sono saliti allo 0,636%, i livelli massimi dal 2015. Per il re dei Bond Jeffrey Gundlach, fondatore di DoubleLine Capital, è il segnale che si potrebbe aprire una fase ribassista.

Treasuries Usa: interrotta fase di ribassi dei tassi