Banche venete, i vertici: solvibili anche da sole

17 Marzo 2017, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Veneto Banca e Popolare di Vicenza sarebbero solvibili anche sulla base di due piani separati e quindi non solo in caso di fusione. Questa è la conclusione a cui si è giunti in serata dopo la riunione dei due cda delle banche venete, tenutosi a Milano in cui i rispettivi board hanno predisposto il testo delle lettere inviate a Francoforte.

Proprio la Vigilanza europea della Bce avrebbe chiesto dei chiarimenti sul fabbisogno patrimoniale delle due banche come entità separate, sia mediante capitali privati che con un eventuale intervento dello Stato.

Nella lettera di risposta a Francoforte di Fabrizio Viola, alla guida di Banca Popolare di Vicenza e del comitato esecutivo di Veneto Banca, in base alle ricostruzioni fatte dalla stampa, si legge che entrambi gli istituti di credito stimano di possedere i requisiti necessari per accedere alla ricapitalizzazione precauzionale anche singolarmente.

Da qui partirebbe poi la richiesta ufficiale di avvio della procedura e poi due aumenti di capitale distinti. La strada della fusione è comunque quella che le due banche venete intendono percorrere, come conferma a Reuters una fonte vicina alla vicenda.

L’auspicio è ovviamente quello di un percorso comune che, con un aumento precauzionale, possa poi portare ad una fusione, ma le banche non possono decidere da sole. La materia è comunque abbastanza complessa, essendo del tutto nuova dal punto di vista delle normative europee. Intanto continuano le adesioni all’offerta di transazione agli azionisti delle due banche da cui poi verrà determinato l’importo della ricapitalizzazione. La scadenza per aderire all’offerta è fissata il 22 marzo, data entro cui dovrà essere raggiunto l’80% delle adesioni.

A ieri i soci di Veneto Banca avevano aderito fin oltre il 60 per cento, rappresentando oltre il 50% delle azioni. Le sottoscrizioni dei soci di Popolare Vicenza invece, fino allo scorso 7 marzo, erano vicine al 29% delle azioni ma il direttore della banca Giuseppe Piccini due giorni fa ha stimato adesioni sopra il 60%, considerando le manifestazioni di interesse.

Pop Vicenza e Veneto Banca, non quotate in Borsa, sono le due banche che insieme a MPS sono state indicate come i soggetti che potrebbero attingere al decreto di salvataggio varato dal governo, entrato in vigore a febbraio, volto principalmente a mettere in sicurezza l’istituto di Siena in crisi patrimoniale. Tra le misure previste dal testo, la concessione della garanzia dello Stato sui debiti delle banche italiane, i finanziamenti da parte di Bankitaia per fronteggiare gravi crisi di liquidità e interventi per rafforzare il patrimonio degli istituti di credito.