Banche venete, Fitch: nessun bond è al sicuro

21 Giugno 2017, di Livia Liberatore

Tutti o nessuno, o almeno noi no. Il presidente di Unicredit, Giuseppe Vita, è intervenuto sulla questione delle banche venete, dopo che nei giorni scorsi si sono moltiplicate le voci sulla disponibilità di Unicredit a intervenire per il salvataggio di Veneto Banca e Popolare Vicenza. Vita ha precisato di essere pronto a una soluzione di sistema, che coinvolga anche altri istituti, una vasta parte, ma ha detto che Unicredit non sarà disposta a partecipare se si tornasse a una soluzione a due.

Secondo le ultime notizie, l’ipotesi sostenuta dal governo sarebbe ora quella di separare gli asset performanti da quelli tossici, attraverso uno spin off dei crediti deteriorati iscritti nei bilanci delle due banche, che ammontano a circa 10 miliardi di euro. Una bad bank che raccolga questi crediti, finanziata dallo Stato. Si tratta di una soluzione simile a quella adottata per salvare le quattro banche regionali (Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Ferrara e CariChieti) nel 2015.

Il termine per presentare le offerte a Rotschild, advisor del Tesoro, scade oggi. Intesa Sanpaolo e il gruppo Iccrea sarebbero i più interessati alla good bank. Intesa sarebbe aperta all’investimento solo se seguirà uno schema simile a quello usato per Ubi Banca, ripulita, ricapitalizzata e con un fondo esuberi per finanziare le riduzioni di personale. Per Iccrea la decisione non è facile, a causa di disaccordi all’interno del movimento bancario del credito cooperativo, impegnato in un processo di riforma.

Fitch: bail in possibile, a rischio anche i bond senior

Nel frattempo arriva una doccia gelata che fa tremare i risparmiatori e gli obbligazionisti delle due banche venete, i quali sperano di non subire perdite con la soluzione “di sistema” al vaglio delle autorità politiche e dei vertici aziendali.

Fitch ha lanciato un allarme in particolare su Pop Vicenza affermando che: “esiste una concreta possibilità che possano essere imposte perdite agli obbligazionisti privilegiati, se la banca non ottenesse nuovo capitale in un piano di ricapitalizzazione precauzionale, dato che la svalutazione o la conversione delle obbligazioni subordinate non rafforzerebbe sufficientemente il capitale”.

L’agenzia di rating lo scrive in una analisi dal titolo “La risoluzione del Banco Popular solleva dubbi sulle banche italiane”. Il concetto espresso è il seguente: come è stata salvata la banca spagnola, rilevata al prezzo simbolico di un euro da Santander, dovrebbe servire da “promemoria sul fatto che per Vicenza e Veneto la risoluzione è un esito possibile, in particolare se la ricapitalizzazione preventiva finisse in stallo – afferma l’agenzia di rating nell’analisi”.

“Il loro piano sulla ricapitalizzazione precauzionale potrebbe risultare complicato dal progetto di fusione“.