Banche Usa sanno qualcosa che gli altri non sanno?

22 Marzo 2017, di Alberto Battaglia

Nonostante la grande euforia sui mercati Usa, i forti punteggi di fiducia di consumatori e manager, nonché aspettative di crescita economica quantomeno nel breve periodo, un dato apre uno spunto di riflessione sui problemi di fondo che stanno crescendo sottotraccia negli Stati Uniti. I crediti commerciali delle banche in essere si sono ridotti, nella settimana all’8marzo, come non si vedeva dal 2010: lo rivelano i dati diffusi venerdì scorso dalla Federal Reserve (in basso).

 

A sottolineare l’importanza che questo fenomeno potrebbe implicare per il futuro dei mercati è un editoriale pubblicato da Lisa Abramovicz su Bloomberg. Che le banche inizino a prestare di meno è, se non altro, il contrario di quanto auspicato dalla politica economica targata Trump. Il circolo virtuoso degli annunciati tagli fiscali sulle società dovrebbe innescare investimenti, occupazione e crescita. Per il momento le banche, che in questo schema dovrebbero prestare di più, invece, lo stanno facendo di meno. Non solo: le grandi società finanziarie hanno operato un generale restringimento degli standard per accedere al credito a danno di aziende americane grandi e piccole, nonché dei consumatori, ricorda la Abramovicz, citando i survey della Fed.

“Questo è perfettamente sensato dato il fatto che le grosse società stanno aumentando il proprio debito a ritmi più veloci di quelli con il quale è cresciuto il proprio reddito, rendendole più vulnerabili a downgrade e default”, nota la commentatrice di Bloomberg aggiungendo che anche i consumatori stanno mostrando maggiori livelli insolvenze da carte di credito e prestiti per l’acquisto d’auto.

Alla luce di queste dinamiche è comprensibile che le banche si espongano di meno a tali rischi, anche se ciò si scontra con gli assunti rialzisti che hanno portato gli investitori a puntare su asset rischiosi a partire dall’inizio dell’anno. Per questo, suggerisce Bloomberg, “vale la pena fermarsi a chiedersi che cosa le banche sanno e che molti investitori sembrano, invece, ignorare”.