Banche, S&P’s avverte: “Febbre da fusioni è prematura”

7 Agosto 2018, di Alessandra Caparello

Commerzbank con Deutsche Bank, SocGen con Unicredit, Barclays e Standard Chartered e in Italia Mps, Ubi, Bper, Banco Bpm, Creval, Sondrio, Bari. Sono gli istituti bancari che potrebbero essere presto coinvolti in fusioni ma il primo stop arriva dagli Usa.

La febbre da fusioni e acquisizioni è prematura. Così l’agenzia di rating Standard and Poor’s in un rapporto dedicato all’M&A nel settore europeo del credito.

“Le operazioni di fusione e acquisizione sono tornate in agenda dopo anni di ibernazione, grazie anche alla ripresa dell’economia e alla pulizia dei bilanci da parte degli istituti, ma la febbre degli operatori è “prematura”.

Secondo gli analisti statunitensi, il settore “sembra pronto per una nuova fase di consolidamento” ma lo scenario regolatorio e di mercato “non sostiene ancora abbastanza possibili operazioni di M&A, in particolare quelle transfrontaliere”.  Secondo l’agenzia di rating le normative e le condizioni di mercato non sono ancora di supporto a grandi operazioni, in particolare quelle ‘transfrontaliere’.

I motivi inibitori sono tanti e vanno dall’unione bancaria alle priorità di breve termine nei singoli istituti (come tagli di costi e dismissioni di crediti deteriorati), fino al rischio che i piani di fusione non vadano in porto, ai problemi politici legati ai tagli di personale. Per tutti questi motivi sulle fusioni tra banche, dice S&P’s, si fanno “più discussioni che azioni”.

“Esistono forti argomentazioni per il consolidamento, ma le normative e le condizioni di mercato non sono ancora di supporto a grandi operazioni, in particolare quelle “transfrontaliere”. Pensiamo che le fusioni e le acquisizioni interne continueranno a dominare e potrebbero condurre a una moderato ripresa dei deal dai bassi livelli visti negli ultimi 18 mesi”.