Banche: per aiuti pubblici, Europa batte Usa

10 Luglio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Con il 2013, il costo della crisi per le maggiori banche europee è salito dal 2011 a 137 miliardi di euro in termini di oneri straordinari (100 mld nel biennio 2011-2012). Per le top Usa ha raggiunto i 63 miliardi di dollari. Sono i dati contenuti nell’edizione 2014 dello studio messo a punto da R&S di Mediobanca sulle principali banche internazionali (che per l’Italia sono UniCredit e Intesa Sanpaolo). In particolare, il grosso del costo è arrivato da svalutazioni in Europa (98 mld euro) e da oneri per contenziosi negli Usa (52 mld dollari). Per quanto riguarda le europee, viene dettagliato nello studio, l’onere è stato alleviato da proventi per cessioni e dismissioni pari circa 67 miliardi di euro (per un saldo netto di 70 mld euro), mentre negli Usa le dismissioni hanno portato plusvalenze attorno ai 36 miliardi di dollari (saldo netto di 27 mld (dollari).

Conseguenza della crisi è stata una forte riduzione degli attivi delle banche (deleveraging) tra il 2011 e il 2013: -12,1% per le banche europee, -9,8% per le americane. Lo snellimento ha quindi impattato sui livelli occupazionali, con un calo dell’occupazione che è stato superiore in Europa (-7,5%) rispetto agli Usa (-1,9%). Nel periodo, l’attivo delle banche europee si è ridotto al 200% del Pil (dal 235% del 2011), quello delle americane al 72% (dall’86% nel 2011). Tra le curiosità che emergono dallo studio di R&S, nel 2013 le due maggiori banche tedesche (Deutsche Bank e Commerzbank) pesavano sul Pil meno delle due maggiori italiane (UniCredit e Intesa Sanpaolo: 79% contro 94%. Saldamente in cima alla classifica per incidenza delle attività totali sul Pil, comunque, le maggiori banche della Svizzera (al 403,2%), ultime quelle degli Usa (72%).

E’ JP Morgan Chase (Usa) la maggiore banca mondiale per totale attivo a fine 2013, pari 2.560 mld di euro. La britannica Hsbc è la maggiore europea (2.145 mld) e la terza al mondo dopo l’altra statunitense Bank of America (2.157 mld. di euro). Seguono Citigroup (Usa) a 1.906 miliardi di euro e in quinta posizione la francese Bnp Paribas, seconda banca europea, con un totale attivo pari a 1.800 miliardi di euro. E’ quanto emerso dalla classifica stilata da R&S di Mediobanca nell’edizione 2014 dello studio sulle maggiori banche internazionali. Nel novero dei 28 maggiori istituti mondiali, le due banche italiane considerate, cioè UniCredit (846 mld) e Intesa Sanpaolo (626 mld), sono piazzate rispettivamente in 17esima e 21esima posizione.

Vero e proprio “sboom” degli strumenti finanziari derivati sia in Europa (-36%) che negli Usa (-39%) nel periodo 2011-2013. E’ la fotografia che emerge dall’edizione 2014 dello studio R&S di Mediobanca) sulle principali banche internazionali (per l’Italia UniCredit e Intesa Sanpaolo), a testimonianza che le esorbitanti masse di derivati accumulatesi prima della crisi eccedevano di gran lunga le reali necessità operative degli istituti di credito. In Europa il loro multiplo sul patrimonio netto tangibile delle banche è sceso da 6,8x del 2011 a 4,1x del 2013, negli Usa si è dimezzato (da 8,5x a 4,3x). In rapporto ell’economia, i derivati sono scesi in Europa dal 56% del Pil nel 2011 al 22% nel 2013, negli Usa dal 32% al 18%. Solo in Svizzera nel 2013 questi strumenti valgono più del Pil: ben il 141,2%, mentre l’Italia vanta il livello d’incidenza minore (6,2%).

Nel periodo della crisi, 2008-2013, le banche europee hanno superato quelle degli Usa per ammontare complessivo di aiuti pubblici ricevuti. E’ quanto emerso dall’edizione 2014 dello studio realizzato da R&S di Mediobanca sulle principali banche internazionali (che per l’Italia sono UniCredit e Intesa Sanpaolo). Negli Usa gli aiuti governativi alle banche si sono attestati complessivamente nel periodo a 2.853 miliardi di dollari spalmati su 1.402 istituti. Di questi, 1.679 miliardi di dollari sono stati restituiti o sono scaduti (59%), per un netto di 2.043 miliardi. In Europa gli aiuti pubblici hanno raggiunto i 3.166 miliardi di euro, concentrati su 480 istituti. Quelli restituiti/scaduti si sono attestati a 2.180 miliardi di euro (pari al 69%), per un netto di 986 miliardi di euro. A beneficiare dei maggiori aiuti lordi sono state le banche Uk (1.213 mld euro), Germania (446 mld), Spagna 268 (mld), Irlanda 260 (mld) e Belgio 243 (mld).

Ricavi e utili in calo nel primo trimestre 2014 per le banche top di Europa e Stati Uniti, sebbene si siano ridotte le perdite su crediti. Il dato è emerso all’edizione 2014 dello studio realizzato da R&S di Mediobanca sulle principali banche internazionali (per l’Italia UniCredit e Intesa Sanpaolo). In Europa i ricavi sono scesi del 3,7% e il risultato netto del 5,4% nei primi tre mesi 2014, pur con minori perdite su crediti (-24,7%). Stesso trend negli Usa, dove i ricavi hanno segnato -3,7% e il risultato netto -5,5%, con meno perdite su crediti (- 29,9%). Bene le italiane UniCredit e Intesa Sanpaolo, che dopo le massicce pulizie di bilancio effettuate hanno registrato complessivamente ricavi stabili (+0,2%), meno perdite su crediti (-18%) e utili in crescita (+61%). Nel 2013 l’Europa aveva registrato ricavi in flessione (-1,3% sul 2012), perdite su crediti in calo dell’8,5% ma ancora rilevanti (18% dei ricavi) e oneri straordinari netti raddoppiati (+110%). Negli Usa il 2013 aveva segnato ricavi in crescita (+2% sul 2012), crollo delle perdite su crediti del 48% (al 5% dei ricavi) e oneri straordinari in più modesta crescita (+35%). Nel 2013 redditività netta delle banche Usa è stata pari a quasi cinque volte quella europea (con il Roe al 7,5% contro l’1,6%), anche grazie alla maggiore efficienza (cost/income ratio al 64,4% contro il 68,8%). (TmNews)