Banche italiane, tra tecnologia e fusioni

8 Febbraio 2021, di Massimiliano Volpe

L’articolo fa parte del lungo dossier dedicato al Great Reset dell’economica pubblicato sul numero di gennaio del magazine Wall Street Italia di gennaio.

Il mondo bancario è alle prese con una grande fase di trasformazione e consolidamento destinata a cambiarne completamente la forma rispetto a quella che fino a ora abbiamo conosciuto.
Questo processo è accelerato dai tassi d’interesse negativi che frenano la redditività degli istituti ancora appesantiti da una struttura di costi elevata rispetto ai ricavi che riescono a conseguire. Le tensioni sul settore bancario si sono riflesse inevitabilmente anche a Piazza Affari con l’indice settoriale che ha lasciato sul terreno il 62% del suo valore negli ultimi 10 anni. “Credo che le banche commerciali del futuro – dichiara Maurizio Primanni, ceo di Excellence Consulting – saranno sempre più diverse da quelle attuali. In un contesto di tassi negativi e probabile difficoltà di tante piccole e medie imprese a seguito della crisi sanitaria, c’è da attendersi che l’attività creditizia tradizionale perda sempre più rilevanza a beneficio di altre aree di business, quali la consulenza finanziaria, la gestione dei patrimoni o la bancassurance.
Alla riduzione dell’intervento delle banche a supporto del finanziamento alle imprese farà probabilmente da contraltare lo sviluppo dei prodotti e servizi di accesso a mercati pubblici e privati, come i fondi di private equity o private debt e le piattaforme di P2P Lending. Anche nell’area dei servizi di pagamento dobbiamo attenderci cambiamenti: la diffusione degli strumenti collegati ai circuiti internazionali (es. Visa e Mastercard) si intensificherà, anche a seguito delle iniziative pubbliche di cash back, e lo sviluppo delle monete digitali non si arresterà; potremmo avere nel futuro una significativa contrazione dell’uso della moneta cartacea con conseguente perdita di rilevanza del conto corrente e dei servizi ad esso legati come quello di prelievo contanti.”

Banche, in arrivo fusioni transfrontaliere

Per evitare situazioni di instabilità, la Bce è al lavoro per favorire un processo di aggregazioni transfrontaliero tra i diversi istituti, un processo che fino a poco tempo fa era considerato impensabile. Secondo quanto dichiarato dall’ex numero di Ubs Sergio Ermotti nel corso di una presentazione agli investitori di Bank of America “il treno ha ormai già lasciato la stazione, il consolidamento è inevitabile”. Secondo Ermotti in passato il dibattito in Europa è stato dominato dal tema dei rischi che le grandi banche comportano per il sistema finanziario.
Troppa poca attenzione è invece stata prestata al fatto che gli istituti possono essere anche troppo piccoli per rimanere competitivi. Con la crisi del coronavirus questo tabù è caduto e si sta assistendo ad un cambio di mentalità. Basti pensare alla recente Opa lanciata a novembre dalla filiale italiana del Credit Agricole sul Credito Valtellinese a 10,50 euro.
Al di là degli auspici della Bce, il tema della concentrazione del settore in Italia è sempre di attualità come hanno dimostrato l’acquisizione di Ubi Banca da parte di Intesa Sanpaolo e la privatizzazione del Monte dei Paschi che dovrebbe portare la banca senese sotto l’ombrello di Unicredit secondo le numerose indiscrezioni circolate tra gli operatori di Piazza Affari.
Per evitare di farsi trovare impreparati su questo fronte e per affrontare i nuovi scenari i vertici delle principali banche italiane sono impegnati a mettere a punto i nuovi piani industriali che dovrebbero essere presentati agli azionisti nei prossimi mesi.

Banche: Unicredit ferma in attesa del nuovo a.d.

Per capire come sarà l’Unicredit del futuro è necessario attendere l’insediamento del nuovo amministratore delegato Andrea Orcel che subentrerà a Jean Pierre Mustier in aprile dopo l’approvazione dei conti del 2020.
Poco conosciuto in Italia, Orcel è una figura di livello internazionale con forti competenze nel business bancario e capacità di gestire un gruppo complesso e internazionale come Unicredit. Dopo Pasqua si riunirà anche l’assemblea dei soci durante la quale verrà ufficializzata la nomina del presidente designato, l’ex ministro dell’economia Pier Carlo Padoan. Solo a primavera inoltrata si potrà quindi affrontare concretamente il nuovo piano industriale per il prossimo triennio e un eventuale dossier Mps che insistentemente i tam tam di Piazza Affari danno ormai per certo.
L’operazione non si dovrebbe limitare ad una semplice acquisizione ma secondo le indiscrezioni circolate negli ultimi mesi il piano è molto più complesso. L’acquisizione di Mps sarebbe solo la prima mossa di un piano molto più articolato che vedrebbe la scissione di Unicredit in due realtà: nella prima dovrebbero confluire le attività italiane (Mps compresa) mentre la seconda raggrupperebbe le attività internazionali del gruppo e che verrebbe poi quotata in Borsa.

Intesa Sanpaolo, nelle fasi finali l’integrazione con Ubi.

Per conoscere le prossime mosse di Intesa Sanpaolo, primo gruppo bancario italiano e settimo in Europa per ricavi (circa 21 miliardi di euro), sarà necessario aspettare fino a prima dell’estate quando l’integrazione di Ubi Banca sarà completata e verrà presentato il piano industriale per il prossimo triennio. Il cantiere è aperto dalla scorsa estate e ha visto la razionalizzazione della rete di filiali con la cessione di 620 sporteli a Bper per motivi di Antitrust, la semplificazione delle controllate nel settore assicurativo e nel risparmio gestito. Attualmente il gruppo guidato da Carlo Messina gestisce oltre 1.100 miliardi di risparmi e vanta impieghi per circa 460 miliardi di euro.
Con l’integrazione sono previste sinergie di costo (stimate a regime in circa 510 milioni di euro ante imposte per anno) liberando al contempo risorse per investimenti tecnologici (i.e. artificial intelligence, machine learning e advanced analytics) e non.

Bper, la Bce ha chiesto un aggiornamento della strategia

Anche i vertici di Bper sono alle prese con la definizione di un nuovo piano industriale dopo la richiesta fatta dalla Bce a seguito dell’acquisizioni da Intesa delle filiali ex Ubi Banca. Francoforte ha chiesto alla banca guidata dall’a.d. Alessandro Vandelli di predisporre entro il 30 settembre 2021 un piano industriale aggiornato sul nuovo perimetro del gruppo che dovrà includere, tra l’altro, un piano d’azione finalizzato alla razionalizzazione della rete delle filiali e dei costi di gestione, al fine di conseguire migliore cost-to-income ratio.
Secondo quanto reso dalla stessa banca il nuovo piano dovrà predisporre anche nuove iniziative strategiche e operative per affrontare l’elevato livello di esposizioni deteriorate (Npl) e indicare un programma di investimenti informatici che migliori la digitalizzazione della banca con lo scopo di assicurare la capacità di trattenere i nuovi clienti acquisiti.

Il Covid fa saltare il piano di Banco Bpm

Presentato lo scorso 3 marzo 2020, proprio a ridosso del primo lockdown su tutto il territorio nazionale, il piano industriale 2020-2023 del Banco Bpm sarà rivisto secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna appena il quadro macroeconomico sarà più chiaro e la fase di emergenza sarà completata.
In attesa di definire i nuovi obiettivi, la banca milanese è stata oggetto negli ultimi mesi di una serie di indiscrezioni che la vedevano coinvolta in possibili aggregazioni, prima con la Bper e poi con il Credit Agricole Italia (che poi ha lanciato un’Opa sul Credito Valtellinese). Dal canto suo Castagna più volte ha detto di guardare con interesse al processo di aggregazione in corso fra i diversi istituti e pertanto non sono da escludere novità su questo fronte nei prossimi mesi.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di gennaio 2021 del magazine Wall Street Italia