Unicredit: torna al centro dei rumors sul risiko bancario, la doppia sfida di Orcel

2 Febbraio 2021, di Mariangela Tessa

La missione di Andrea Orcel, successore di Jean Paul Mustier alla guida di Unicredit, non è delle più semplici: riportare a galla il tesoro nascosto della banca di Piazza Gae Aulenti, al momento sottovalutata in Borsa rispetto ai suoi asset. Tutto questo riuscendo a risolvere il nodo MPS.  Da un po’ di tempo si discute della possibilità che Unicredit rilevi il 64 per cento di Mps ora in mano allo Stato.

Da segnalare che due giorni fa Il Messaggero ha ipotizzato che l’arrivo del nuovo ceo possa rimescolare le carte del risiko bancario, con la “tentazione di una combinazione a tre con Banco Bpm e Mps, scatenando un terremoto che metterebbe in discussione la leadership di Intesa Sanpaolo”. Anche se sono diversi gli operatori di mercato a ritenere un polo del genere fin troppo complesso, a partire dalla situazione di Mps.

Secondo Equita,

“un’eventuale operazione di M&A tra Unicredit, Bpm e Mps porterebbe alla creazione del principale operatore domestico in termini di filali (23% rispetto al 20% di Intesa Sanpaolo-Ubi), con una market share in Nord Italia del 25% (contro il 19% di Intesa Sanpaolo-Ubi)”, anche se “sarebbe poi da verificare l’emergere di eventuali vincoli antitrust”. Gli analisti ritengono che “la precondizione per Unicredit rimanga la neutralità sul capitale, la sterilizzazione dei rischi legali di Mps, oltre a un miglioramento dell’asset quality dell’entitàcombinata, realizzabile con la cessione di Npl ad Amco”.

Detto questo, scrivono ancora gli analisti,

“un’operazione del genere sarebbe caratterizzata tuttavia da un execution risk molto alto. Tuttavia, se si dovesse perseguire l’operazione ipotizzata da Il Messaggero, riteniamo diventi probabile una M&A tra Bper Banca e Banca Popolare di Sondrio, la cui trasformazione in Spa dovrebbe finalizzarsi entro fine anno”.

La doppia sfida di Orcel

Tante ipotesi, dunque. Ma nessuna certezza. Quello che appare sicuro, secondo quanto scrive Adriano Bonafede in un articolo pubblicato sull’Huffington Post è che:

Gli azionisti – e la maggior parte sono fondi americani o istituzionali da tutto il mondo, anche loro sull’avviso – fiutano l’aria di possibile bidone. Certo, il governo è disposto a fare di tutto per cedere Mps (anche, si narra, liberandolo del peso di tutte le sofferenze rimaste, non ancora tutte emerse, pari ad almeno 20 miliardi, e prendendosi carico anche dei possibili effetti, una decina di miliardi delle cause legali). E poi non bisogna dimenticare che il salvataggio ha un termine fissato dall’Unione europea alla fine di quest’anno. Insomma, il governo è deciso a fare i ponti d’oro a chi acquisterà Mps, e per questo Orcel, una figura rispettata dal mercato (e che ha sempre fatto solo operazioni di mercato) può garantire agli azionisti che nel caso si faccia non vada a loro detrimento”.

Il nuovo timoniere di Unicredit riuscirà nell’impresa? Difficile dirlo.

“La sfida è al limite del possibile. E poi il nuovo ceo avrà a che fare con due soggetti in contrasto d’interessi: gli azionisti, che non vogliono più pagare dazio e anzi vogliono cominciare a guadagnare qualcosa in termini di dividendi (e se proprio devono fare un’operazione di merger in Italia forse meglio Banco Bpm o Bper, banche più efficienti); e il governo (qualunque esso sia) che insisterà per fare questa operazione con Mps”, conclude Bonafede ricordando che al momento Unicredit ha attivi superiori a quelli di Intesa, ma in Piazza Affari il suo valore è meno della metà.