Banche italiane, boom commissioni sui clienti e costi record in Europa

20 Giugno 2016, di Alessandra Caparello

MESTRE (WSI) – Le banche italiane hanno i costi strutturali più alti d’Europa. A dirlo la Cgia di Mestre che calcola le spese operative del sistema bancario italiano, oggi al centro di grandi novità ma con problematiche sempre più urgenti, come il nodo sofferenze bancarie.

Così l’associazione degli Artigiani e Piccole Imprese di Mestre ha calcolato l’incidenza delle spese operative riferite al 2014 (pari a 49,5 miliardi di euro), sul totale delle attività  (che al 31-12-2014  ammontavano a 2.701 miliardi di euro), il risultato si attesta all’1,83%, un dato nettamente superiore a tutte le incidenze percentuali riferite alle prime 10 economie bancarie presenti nell’Unione europea. Sul fronte dei ricavi, invece, nel 2014 i margini di interesse (ovvero i guadagni provenienti prevalentemente dall’erogazione del credito) sono scesi a 39,3 miliardi di euro, quelli delle commissioni bancarie nette sono salite a 27,6 miliardi e quelli riconducibili ad altri ricavi, cioè da attività extra-creditizie o di trading finanziario (vendita di titoli, valute, strumenti di capitale) hanno toccato quota 11,4 miliardi.

Se tra il 2008 e il 2014 il totale dei ricavi del sistema creditizio italiano è rimasto pressoché lo stesso (78,3 miliardi), la contrazione dei margini di interesse è stata pari a 12,3 miliardi (-23,8 per cento), le commissioni bancarie, invece, sono aumentate di 2,8 miliardi (+11,5 per cento), mentre gli altri ricavi sono saliti a 9,4 miliardi (+474 per cento). Secondo la Cgia inoltre le banche italiane presentano un’incidenza dei guadagni da attività legate ai prestiti bancari sul totale ricavi (margine di intermediazione) tra i più bassi in Ue.

“Pertanto, se teniamo conto che con la crisi economica sono cresciute a dismisura le sofferenze in capo alla clientela e la riduzione dei tassi di interesse ha ridotto ai minimi termini i margini di redditività delle banche, queste ultime, appesantite da costi fissi ancora molto elevati, hanno ritenuto più conveniente ridurre gli impieghi, e quindi i rischi, e aumentare i ricavi dalle commissioni sui conti correnti, sui servizi bancomat/carte di credito, i servizi di incasso/pagamento, etc. e dalle attività extra creditizie (vendita di titoli, valute, strumenti di capitale, etc.) Solo nell’ultimo anno (aprile 2016 su stesso mese del 2015), la contrazione degli impieghi bancari alle imprese è stata di 25,3 miliardi di euro. Se, invece, il confronto viene effettuato rispetto ad aprile 2011, la diminuzione ammonta a oltre 111 miliardi. Va altresì segnalato che la riduzione dei prestiti non ha interessato tutti allo stesso modo”.

Nella sua analisi la Cgia, tramite il segretario Renato Mason, indica anche in linea generale le strategie da adottare nel prossimo futuro.

“In primo luogo bisognerà perseguire uno sviluppo economico meno bancocentrico, anche attraverso l’attuazione di politiche pubbliche di sostegno alle imprese, abbassando i costi energetici, favorendo gli investimenti infrastrutturali, riducendo le tasse, tagliando il cuneo fiscale e incentivando l’internazionalizzazione della nostra economia. In secondo luogo, però, sarà necessario rassicurare gli istituti di credito dal raggiungimento di requisiti patrimoniali eccessivi in modo da rimettere in moto il flusso di denaro verso le imprese, in particolare per le piccole. Inoltre, le banche dovranno ritornare a gestire i propri bilanci con rigore e sobrietà, recuperando la fiducia dei risparmiatori che in questi ultimi anni si è affievolita”.