Ghizzoni: venduti intenzionalmente prodotti rischiosi ai risparmiatori

5 Dicembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Torna a parlare Federico Ghizzoni, ex amministratore delegato di Unicredit, risalito agli onori della cronaca qualche mese fa dopo che nel libro pubblicato dall’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli affermava che l’ex ministro del governo Renzi Maria Elena Boschi, avrebbe chiesto proprio a Ghizzoni di acquistare Banca Etruria, uno dei quattro istituti salvati dal governo del quale Boschi senior è stato vice presidente.

Mentre Boschi, attualmente sottosegretario a Palazzo Chigi del governo guidato da Paolo Gentiloni, annuncia di aver dato mandato ai suoi legali per l’azione civile di risarcimento danni nei confronti di de Bortoli, Federico Ghizzoni lancia un atto di accusa nei confronti del sistema bancario italiano nel libro dell’ex direttore de Il Sole 24 Ore, Roberto Napoletano “Il cigno nero e il cavaliere bianco”.

“Le banche hanno venduto prodotti rischiosi pur consapevoli dei pericoli che correvano i risparmiatori”.

Così ha dichiarato Ghizzoni, il quale secondo quanto reso noto al quotidiano La Stampa dal vice presidente in quota Pd della Commissione d’inchiesta sui crac bancari, Mauro Maria Marino, non verrà convocato nell’audizione relativa proprio al crac Etruria.

“C’è chi ha fatto questa richiesta, ma mi sembra che il presidente Casini consideri esaurite le audizioni del filone Etruria”. 

Ciò significa che sul favore che secondo de Bortoli Maria Elena Boschi chiese a Ghizzoni in merito al crac di Banca Etruria non se ne parlerà in commissione. Il nome di Pierluigi Boschi, padre della rappresentante politica dell’ala renziana, però continua a circolare, specie nelle ultime ore. Come ha reso noto La Repubblica, infatti, Boschi senior, entrato nel CdA di Banca Etruria prima come consigliere poi come vicepresidente, era soprannominato “il muto” e rischia e di essere coinvolto in un terzo filone sulle consulenze facili.

Come riporta il quotidiano, secondo Bankitalia e il procuratore Roberto Rossi, infatti, una parte dei 13 milioni spesi in consulenze tra il 2008 e il 2013 non era dovuta, perché affidata dal direttore generale Luca Bronchi senza mandato del board, oppure con un esborso superiore al limite.

Tra i nomi dei beneficiari che spuntano tra le informative della Guardia di Finanza ci sono alcuni big: “Gli advisor Kpmg, Lazard e Rothschild, lo Studio legale Grande Stevens di Torino, la società Bain. Affinché possa essere contestata la distrazione patrimoniale a Boschi e agli altri ex amministratori, i pm devono dimostrare che quelle consulenze erano false o gonfiate. E non è escluso che i primi nomi saranno iscritti sul registro degli indagati nei prossimi giorni”.