Banche e crediti deteriorati: Ue, “maggiori rischi anche in Italia”

28 Aprile 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Attenzione al problema dei crediti deteriorati in Europa, in particolar modo in alcuni paesi, tra cui anche l’Italia. E’ l’avvertimento che arriva dal “Rapporto europeo sulla stabilità e l’integrazione finanziaria” stilato dalla Commissione europea.

“Sui crediti deteriorati netti, i maggiori rischi sono in Grecia, Slovenia, Cipro, Irlanda, Italia e Bulgaria), dove una materializzazione delle perdite potrebbe assorbire il 70% dei fondi accantonati a scopi di solvibilita”, si legge.

La Commissione europea mette in evidenza che i crediti deteriorati netti rappresentano meno del 30% dei fondi propri delle banche nella maggioranza dei paesi. Gli aumenti di capitale hanno in qualche modo alleviato l’impatto negativo della crescita dei prestiti deteriorati, ma elevati livelli di crediti deteriorati implicano la presenza di un elemento di vulnerabilita’ in un certo numero di paesi”. (detto questo, il Rapporto precisa anche che ci sono differenze tra i paesi dell’Unione europea sulla definizione “crediti deteriorati” e che una maggiore convergenza nel significato sostanziale dovrebbe essere raggiunta nel 2014).

In ogni caso è innegabile che il progressivo rafforzamento dei requisiti patrimoniali minimi richiesti alle banche dell’Unione europea, avvenuto tra il 2008 e il 2013, “ha migliorato la capacità del sistema di affrontare gli shock”.

Il patrimonio di primo livello (Tier 1) è salito in media dal “10,7% del 2010 al 13% del giugno 2013 e tutti gli altri coefficienti patrimoniali sono stati rafforzati. A giugno del 2013, i sistemi bancari nazionali di tutti i paesi della Ue presentavano un coefficiente patrimoniale Tier 1, ben superiore ai livelli richiesti (anche nei paesi con coefficienti piu’ bassi, quali Slovenia, Spagna o Italia).

Complessivamente, le banche hanno risposto alla crisi degli ultimi anni aumentando il loro capitale aggregato salito dai 1.765 miliardi di euro del 2008 ai 2.390 miliardi di metà 2013. Si tratta di un aumento di risorse pari a 630 miliardi ma”, osserva la Commissione, solo solo 230 miliardi rappresentano capitali freschi artivati da fuori il sistema bancario. Gli altri 400 miliardi sono fondi interbancari”, cioè forniti da altre banche. Dunque conclude Bruxelles, “i maggiori investitori nelle banche sono altre banche”, un fenomeno che determina “un aumento delle interconnessioni in seno al sistema bancario stesso. E la maggiore interdipendenza può tradursi in un maggiore rischio sistemico“.

Esaminando il quadro dei crediti deteriorati in pancia alle banche europee, il Rapporto rileva comunque che nel giugno del 2013, rappresentavano il 5,2% del totale dei prestiti del sistema bancario dell’Eurozona e il 4,4% del sistema bancario dell’Unione europea.

Si toccano punte superiori al 10% per paesi quali Grecia, Cipro, Irlanda, Slovenia, Bulgaria, Cipro, Ungheria, mentre le banche di Finlandia, Svezia, Malta, Germania, Gran Bretagna, Estonia presentano crediti deteriorati inferiori al 2% del totale dei loro prestiti.