Banche: cresce patrimonio delle big 5 italiane. First Cisl: “più credito a imprese e famiglie”

11 Maggio 2020, di Mariangela Tessa

Aumenta la patrimonializzazione dei primi cinque gruppi bancari italiani nel primo trimestre dell’anno. E’ quanto emerge da uno studio della First Cisl sulle trimestrali che sottolinea come aumenti di conseguenza la possibilità di concedere credito a imprese e famiglie.

Nei primi tre mesi per le cinque più grandi banche italiane, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, Unicredit, Banco Bpm e Mps, il Common Equity Tier 1 Ratio (Cet1 Ratio), principale indicatore della solidità patrimoniale, che misura il rapporto tra la componente primaria del capitale di una banca e attivi ponderati per il rischio, si è attestato al 13,76% rispetto al 13,61% del dicembre 2019.

“Più munizioni per sostenere l’economia”, ” per sostenere occupazione e capacità produttiva” è necessario il modello individuato dall’ex presidente della Bce, Mario Draghi, ha detto il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani

Nello stesso periodo va sottolineata la tenuta dei ricavi e la contrazione dei costi operativi. Prosegue la flessione dei crediti deteriorati con Npl ratio netto che passa dal 3,4% al 3,2%.

Dati nell’insieme largamente positivi, nonostante il mese di marzo sconti le conseguenze del lockdown. Il risultato di gestione è infatti in crescita del 4,9% (5,649 mld). Tuttavia il risultato netto è negativo (- 1,553 mld) a causa di alcune componenti straordinarie, come nel caso di UniCredit, che ha deciso di svalutare di 900 milioni il portafoglio crediti.

Patrimonio, prosegue il trend positivo

Un passo indietro. A fine 2019, secondo un’elaborazione di First Cisl, la somma di risorse di capitale primario di classe 1 in eccedenza rispetto ai livelli originariamente fissati per il 2020 in sede di Srep per i primi cinque gruppi era di 33 miliardi.

Una cifra che sicuramente è aumentata dopo l’allentamento regolamentare deciso dalla Bce sui requisiti patrimoniali, che secondo Bankitalia ha avuto l’effetto di liberare quattro punti percentuali di Cet 1 ratio con riferimento all’insieme delle banche “significative”.

A ciò poi si deve aggiungere un ulteriore 0.5% derivante dai 5,5 miliardi “risparmiati” con la sospensione dei dividendi.

Costi ancora in discesa

In parallelo prosegue la riduzione dei costi operativi rispetto al primo trimestre 2019 (- 2%) e dei costi del personale ( – 1,8%), nonostante da gennaio siano scattati gli aumenti dovuti al rinnovo del contratto nazionale. Il cost/income dell’aggregato scende ancora dal 54,9% al 53,2%.

Un risultato reso possibile dall’elevato livello di produttività, come confermano l’aumento del 4,4% delle commissioni nette per dipendente e soprattutto il risultato di gestione per dipendente (+ 7.3%).

Basta con la violenza sui bancari

“Il governo ha caricato le banche del peso di sostenere l’economia piegata dall’emergenza Covid–19, anche se va detto che non da parte di tutti i gruppi la risposta è stata all’altezza – ha sottolinea Colombani – A subirne le conseguenze sono stati i lavoratori, sui quali si è riversata la rabbia della clientela, sfociata in episodi di inaccettabile violenza. Per interrompere questa catena le banche hanno il dovere di semplificare le procedure e creare le condizioni organizzative ideali. È compito invece del governo adeguare il quadro giuridico all’obiettivo di fare del sistema bancario la cinghia di trasmissione della politica economica. L’ampia dote di capitale disponibile – osserva il leader dei bancari Cisl – e la liquidità garantita dalla Bce costituiscono la premessa su cui fondare il rilancio dell’economia nell’ambito di un nuovo modello di sviluppo del Paese. All’Italia e all’Europa serve una nuova fase costituente. Se dovesse prevalere invece un approccio conservativo, focalizzato sui risultati di breve periodo, le conseguenze potrebbero essere disastrose”.