Banca Carige: cda ai ferri corti, Mincione chiede revoca

10 Luglio 2018, di Alessandra Caparello

E’ arrivata la resa dei conti all’interno di Banca Carige. Prima le dimissioni del presidente Giuseppe Tesauro, poi quelle del consiglio Giuseppe Lunardi e di Francesca balzani, in entrambi i casi per divergenze relative alla governance e alla gestione della banca in polemica con l’amministratore delegato, Paolo Fiorentino. Oggi la richiesta di revoca del cda da parte di Raffaele Mincione.

L’ex presidente Tesauro si è dimesso a fine giugno accusando l’ad Fiorentino di personalismo nella gestione e per presunti rapporti con il costruttore Parnasi finito nell’inchiesta sullo stadio della Roma.

“Non riesco più a comprendere le modalità relazionali della Bce, la quale negli ultimi tempi scrive e dialoga direttamente con l’a.d e solo marginalmente col presidente”.

Così Tesauro nella sua lettera di dimissioni. Proprio Tesauro è stato eletto nella lista di Malacalza Investimenti, primo socio dell’istituto ligure con il 20,6% del capitale e considerato uomo di fiducia del vice presidente, Vittorio Malacalza, i cui rapporti con l’ad Fiorentino si sono incrinati a fine 2017 in occasione dell’aumento di capitale. Oggi si viene a sapere che contro Tesauro, l’ad Fiorentino sta preparando una querela per diffamazione.

E proprio oggi il finanziere Raffaele Mincione, che detiene una quota superiore al 5% del capitale di Banca Carige attraverso le società Pop12 e Time & Life – che spinge per un’aggregazione in tempi rapidi e sostiene Fiorentino – ha presentato richiesta di revoca dell’attuale cda nell’assemblea degli Azionisti per il prossimo mese di settembre. Come si legge nel comunicato stampa:

Ho preso questa decisione come atto dovuto per tutelare il corretto proseguimento del piano di crescita e il futuro sviluppo di Banca Carige, con l’obiettivo di difenderne il valore. Ritengo, infatti, che la situazione a livello di governance sia repentinamente peggiorata e sia venuto a mancare il contesto favorevole affinché il management possa portare avanti le azioni già avviate e necessarie alla ristrutturazione della Banca, quelle stesse approvate e auspicate anche dalla Bce e dalla Banca d’Italia“.

Intanto a Piazza Affari la banca ha lasciato sul terreno il 2,3% a 0,00842 euro, viaggiando così ormai da tempo sotto la soglia di 1 centesimo di euro, il prezzo dell’aumento di capitale da 500 milioni realizzato lo scorso anno.