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Il 2026 sarà un anno di transizione, ma anche di scelte strategiche per i mercati globali. Gli Stati Uniti guidano il ciclo dell’AI, l’Europa prova a sorprendere con investimenti e riarmo, mentre obbligazionario e valute vivono una fase di ridisegno strutturale. Lo sottolinea l’outlook di Assiom Forex, secondo cui le opportunità non mancheranno: sarà un anno per investitori attenti, più che audaci.
Rally USA spinto dall’AI, ma il 2026 sarà l’anno delle rotazioni
Nel 2026 il mercato azionario americano resterà il vero baricentro della finanza globale. Ancora una volta – spiegano gli esperti – il motore della crescita sarà ancora l’intelligenza artificiale: gli hyperscaler continueranno ad aumentare gli investimenti, sostenendo utili e produttività. Le stime parlano chiaro: gli EPS dell’S&P 500 dovrebbero salire oltre il 10%, passando dagli attuali 262 dollari a più di 300 nel 2026.
Le valutazioni rimarranno elevate, con un P/E atteso a 24 volte nel 2025 e 21 nel 2026. Le Big Seven continueranno a dominare – pesano ormai circa il 35% dell’indice – e le aziende legate all’AI hanno già generato oltre il 65% della performance dell’S&P 500 dal 2022, anno del lancio di GPT. Una concentrazione senza precedenti, che se da un lato sostiene i listini, dall’altro rappresenta un potenziale punto di fragilità.
Il rischio principale, secondo Assiom Forex, è proprio questo: un eventuale rallentamento dei capex o dei margini potrebbe innescare rotazioni violente e aumentare la volatilità. Sullo sfondo restano anche alcune incognite macro, tra cui un mercato del lavoro meno brillante, l’aumento del debito privato e una Fed orientata alla prudenza. Va però ricordato che, storicamente, i tagli dei tassi in assenza di recessione tendono a favorire gli asset rischiosi.
Non meno rilevanti le variabili geopolitiche: tensioni USA-Cina, incertezza politica e la grande questione energetica dei data center. Il deficit previsto di 44 GW entro il 2028 rischia infatti di trasformarsi in un collo di bottiglia per l’industria dei chip e, a cascata, per l’intera filiera dell’AI.
Europa: tre anni di rialzi e la possibilità di sorprendere ancora
Se l’America resta il benchmark naturale, l’Eurozona potrebbe essere il mercato da monitorare nel 2026. Dopo tre anni consecutivi di performance positive – evento raro dal 2017 – nel 2025 si è registrato un importante re-rating. Una parte della crescita attesa degli utili è già stata scontata – secondo gli esperti di Assiom Forex – ma la traiettoria del prossimo anno potrebbe confermare la ripartenza: EPS attesi in crescita del 7-10%, espansione fiscale tedesca e avanzamento del grande capitolo ReArm Europe, il programma che ridisegna la difesa continentale.
Lo scenario è rafforzato dai maxi-investimenti per l’elettrificazione delle reti e la transizione energetica: si parla di circa 2.000 miliardi di euro nei prossimi anni tra nuove infrastrutture e generazione pulita. Un flusso di risorse che potrebbe cambiare la dinamica degli utili industriali.
L’Europa resta inoltre il mercato con lo sconto più ampio rispetto agli USA: multipli bassi, scarsa concentrazione, posizionamento leggero degli investitori. Un mix che favorisce rotazioni settoriali verso ciclici e titoli penalizzati nel 2025.
Resta qualche incognita: ritardi negli stimoli fiscali, possibili shock commerciali USA-EU, rischi politici in Francia e Regno Unito.
Fixed income: Eurozona appesa al QT e a un anno di maxi-scadenze
Allargando lo sguardo al mercato obbligazionario euro, ci attende un anno di transizione. L’offerta netta di titoli di Stato resterà intorno ai 500 miliardi, mentre la BCE continuerà con un Quantitative Tightening costante di 40 miliardi al mese. Con la banca centrale ormai quasi assente dal mercato, l’assorbimento delle emissioni passa in mano agli investitori privati.
Il 2025 ha mostrato un quadro sorprendentemente robusto, ricordano gli esperti, aggiungendo che acquisti stranieri in aumento, dinamica di dedollarizzazione accelerata dai dazi USA, banche dell’area euro attive per ricostituire riserve di liquidità (oltre 300 miliardi di EGB nei primi nove mesi), fondi assicurativi tornati compratori grazie al miglior profilo di carry. Anche i fondi pensione olandesi, al centro della riforma, non hanno scaricato duration come temuto.
Italia: 400 miliardi di BTP in scadenza
Il 2026 sarà un anno impegnativo: circa 400 miliardi di BTP arriveranno a scadenza, con 135 miliardi concentrati nel primo trimestre. Il 2025 ha confermato una domanda solida – supportata dagli upgrade di rating e dal forte interesse estero – ma mantenere lo spread nell’area di 75 punti richiederà grande stabilità politica e fiscale.
Sempre in Europa, la Francia affronterà scadenze per altri 130 miliardi nei primi tre mesi del 2026. Le incertezze politiche post-2024 mantengono gli investitori extra-euro su posizioni prudenti.
Allargando lo sguardo oltre l’Europa, nel corso del 2025, le tensioni emerse nel mercato dei repo hanno costretto la Fed a interrompere il programma di quantitative tightening, mettendo in luce una certa fragilità nella parte a breve della curva. Guardando al 2026, è probabile – sottolineano da Assiom Forex – che l’istituto centrale debba intervenire nuovamente, ampliando la Standing Repo Facility oppure aumentando gli acquisti di T-bill, così da mantenere sotto controllo i tassi e gli swap spreads, in particolare sul tratto intermedio.
Sul fronte del lungo termine rimane invece il rischio che un incremento delle aste di Treasury a cedola generi nuove pressioni sul mercato. I reserve managers, dopo un primo trimestre 2025 particolarmente attivo, hanno rallentato il ritmo degli acquisti e nel 2026 continueranno a muoversi con cautela, influenzati sia dall’evoluzione dello scenario geopolitico sia dalle prospettive di sostenibilità fiscale degli Stati Uniti.
Materie prime: le previsioni
I record dei mesi scorsi sono stati alimentati da tensioni geopolitiche, acquisti delle banche centrali e dal dibattito sul debito sovrano. Nel 2026, secondo le previsioni, l’oro potrebbe consolidare intorno ai 3.800 dollari/oncia, prima di una possibile nuova fase rialzista.
Il 2026 potrebbe segnare l’avvio di un ciclo strutturale per rame, nichel e altri metalli strategici. La domanda legata a data center e AI rischia di superare un’offerta irrigidita da anni di sotto-investimenti e da progetti minerari con tempi di sviluppo sempre più lunghi.
Tariffe USA, geopolitica e strategia di riduzione della dipendenza dalla Cina saranno elementi da monitorare, concludono gli analisti, aggiungendo che un eventuale rallentamento del ciclo economico resterebbe l’unico freno significativo.