Aziende italiane le più cercate dagli investitori europei

24 Marzo 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – L’Italia preda ambita dagli investitori stranieri, soprattutto nell’ultimo anno. Così scrive in un articolo pubblicato on line sul suo sito il Financial Times secondo cui nel 2015 nel nostro paese è stato registrato un record negli accordi transfrontalieri di fusione e acquisizione con investitori stranieri.

“Dopo la Gran Bretagna e assieme alla Francia, le imprese italiane sono quelle più nel mirino delle acquisizione straniere”.

Proprio in concomitanza con il blitz di Vincent Bolloré in Telecom Italia – il magnate francese ha intenzione di vendere tutto e comprarsi Mediaset – il Financial Times snocciola numeri notevoli: ben oltre 50 miliardi di dollari solo nel 2015 il valore degli accordi siglati, un balzo in avanti da record considerando i 25 miliardi raggiunti del 2014 e i venti del 2013.

“Al raggiungimento di tale record hanno contribuito grandi accordi, come quella da 9 miliardi della Pirelli da parte della ChemChina ma anche il numero stesso di accordi, 248 (…) tra i fattori decisivi per il balzo del 2015, anche l’istituzione di enti governativi e canali giudiziari dedicati agli investitori stranieri e specialisti assegnati ai grandi investitori per aiutarli a uscire da possibili difficoltà. Mentre la fiducia in un governo stabile è stato un altro fattore chiave per rassicurare gli investitori stranieri”.

Secondo il quotidiano della City sono in crescita, anche se non agli alti livelli delle fusioni ed acquisizioni, anche i cosiddetti ‘Greenfield investiment‘ ossia gli investimenti diretti di una società che dà vita ad una nuova iniziativa imprenditoriale in un Paese straniero costruendo strutture operative ad hoc.

E tra i progetti più recenti il Financial times cita quelli della HostGee.com in Sicilia a Palermo e quello della Apple a Napoli, osservando come a gennaio 2016 i settori della Ict (Information & Communication Technology) e della logistica hanno “quasi totalmente costituito” i ‘Greenfield investiments’ stranieri mentre nel 2015 rappresentavano “il 40% del totale”.