Avanzata robot scatenerà disoccupazione di massa

15 Febbraio 2016, di Alberto Battaglia

NEW YORK (WSI) – “Se le macchine sono capaci di fare quasi tutto ciò fanno gli umani, allora questi che cosa faranno?”. Domande di questo tipo ricorrono sempre più spesso nel dibattito sulla robotizzazione e il lavoro, argomento che, di recente, è stato trattato anche al World economic forum di Davos, con il tentativo di quantificare il numero di posti di lavoro a rischio di estinzione.

A domandarlo, però, è in questo caso il professore di computer science, Moshe Vardi, della university of Texas, durante l’incontro dell’Associazione per l’avanzamento della scienza tenutosi a Washington. Il pensiero di Vardi è ripreso da un articolo del Financial Times che avverte che, insieme all’intelligenza artificiale, i robot minacciano di scatenare una disoccupazione di massa.

“Ci stiamo avvicinando al momento nel quale le macchine saranno in grado di superare le performance umane in quasi tutti i compiti lavorativi”, ha affermato Vardi; se è così la cosa più facile immaginare un mondo pieno di tempo libero, aggiunge, “ma non trovo allettante la prospettiva di una vita fatta solo di attività ricreative: il lavoro è essenziale per il benessere dell’uomo”.

Ma siamo davvero così vicini al sorpasso dei robot? Ha senso porsi fin d’ora problemi del genere? Secondo Bart Selman, professore di computer science alla Cornell university, i governi e la società sono tutt’altro che impegnati a sufficienza nell’affrontare lo sviluppo della robotica e dell’Intelligenza Artificiale (IA):

“L’Intelligenza Artificiale si sta muovendo rapidamente dalla ricerca accademica al mondo reale, i computer iniziano a ‘sentire’ e ‘vedere’ come gli esseri umani”.

Fra i soggetti in prima fila, ha proseguito Selman, compaiono anche Google, Facebook, Ibm e Microsoft, fortemente impegnati nel settore con miliardi di investimenti all’anno nei sistemi di intelligenza artificiale.

Tra i dispositivi più discussi già da diverso tempo ci sono le automobili “senza autista”, che secondo il professor Vardi, potranno, in ultima istanza, limitare il pericolo di incidenti “del 90% o anche più”. Sono troppi i vantaggi, affermano gli studiosi, per mettersi contro un processo di robotizzazione che, a quanto sembra, non potrà che erodere numerosi posti di lavoro.

Persino la prostituzione potrebbe diventare un affare da automi, ha affermato Vardi: “scommettereste contro il sex robot? Io no”.

Fonte: Financial Times