Autostrade: Governo si spacca su nazionalizzazione

21 Agosto 2018, di Mariangela Tessa

Il Governo si spacca sull’ipotesi di nazionalizzazione delle Autostrade. Se da una parte, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti frena dicendosi “non molto persuaso”, dall’altra, invece, il vicepremier Matteo Salvini si dice favorevole alla proposta avanzata dal ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli.

Secondo il titolare del Mit, la nazionalizzazione di Autostrade ”sarebbe conveniente. Pensi a quanti ricavi e margini tornerebbero in capo allo Stato attraverso i pedaggi – ha sottolineato ieri in un’intervista al ‘Corriere della Sera‘ – da utilizzare non per elargire dividendi agli azionisti, ma per rafforzare qualità dei servizi e sicurezza delle nostre strade. Autostrade ha accumulato 10 miliardi di utili in 15 anni”.

Salvini torna sul punto anche parlando a Milano. Sull’ipotesi di nazionalizzazione di Autostrade,

stiamo studiando e lavorando – ha spiegato il vicepremier – sicuramente non faremo i regali che qualcuno ha fatto in passato, quando qualcuno ha firmato provvedimenti che hanno fatto guadagnare miliardi ai privati e pagare miliardi agli italiani”. Sul fronte della revoca della concessione, “ci vorranno alcune settimane. Autostrade ha il dovere di risarcire e ricostruire senza che questo sia un mercato nel nome delle concessioni. Chi sbaglia paga, voglio rendere evidente che chi sbaglia paga”, scandisce Salvini.

Ma Giorgetti frena.

“Nel dibattito nazionalizzazioni sì o no io non sono molto persuaso che la gestione diretta dello Stato sia di maggiore efficienza, però è una discussione che si farà” sottolinea il sottosegretario in conferenza stampa a Rimini. “La tragedia di Genova ha aggiunto il tema della necessità di mettere mano a una manutenzione radicale delle infrastrutture del Paese – evidenzia – Non è soltanto una questione di soldi, è un sistema anche di procedure, alcune di queste si sono dimostrate teoricamente bellissime ma concretamente impossibili da applicare, come il codice degli appalti che dovrà essere sostanzialmente e radicalmente rivisto”.